Morta per droga a 16 anni, confermata in Cassazione la condanna per il fidanzato

I giudici hanno rigettato il ricorso presentato dagli avvocati di Sergio Bernardin, che la sera del 29 luglio 2017 era in compagnia di Adele De Vincenzi quando ha assunto metanfetamina e si è sentita male

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dagli avvocati di Sergio Bernardin, 23enne di Uscio accusato di spaccio e morte come conseguenza di altro reato per la morte di Adele De Vincenzi, studentessa 16enne di Chiavari e sua fidanzata.

Il giovane, che all’epoca dei fatti aveva 21 anni, era stato condannato in Appello a 4 anni e 6 mesi di reclusione, e i suoi avvocati avevano presentato ricorso chiedendo l’assoluzione. Il procuratore generale e l’avvocato delle parti civili, invece, avevano chiesto la conferma della pena. 

Con il rigetto del ricorso in Cassazione, la pena per Bernardin - processato con rito ordinario - è stata quindi confermata. Nell’inchiesta sulla morte di Adele era finito anche l’amico di Bernardin e Adele, il 21enne Gabriele Rigotti, che aveva però optato per il rito abbreviato.

In primo grado Rigotti era stato assolto dall’accusa di spaccio e morte in conseguenza di altro reato, la stessa mossa a Bernardin: per l’accusa, entrambi i ragazzi erano da ritenere responsabili della morte di Adele, che la sera del 29 luglio 2017, dopo avere assunto una dosa di mdma comprata in Valle Scrivia e consumata nell’appartamento genovese di Rigotti, era collassata mentre camminava in via San Vincenzo con il fidanzato, Rigotti e la sua fidanzata ed era stata portata d’urgenza al Galliera. In ospedale il suo cuore aveva cessato di battere, stroncato dalla dose fatale.

Per l’accusa, come detto, entrambi i ragazzi, maggiorenni, erano responsabili della morte della 16enne per avere acquistato la droga e averla consumata con lei. Nel caso di Rigotti, in primo grado il gup aveva ritenuto che non vi fosse però reato di spaccio, e dunque era decaduta anche l’accusa di morte in conseguenza dello spaccio, anche se la procura aveva portato avanti un'accusa di omissione di soccorso. Alla base il fatto che a chiamare i soccorsi, in quella sera di luglio, era stato un netturbino che aveva notato la scena, e non i ragazzi.

Nel caso di Rigotti la Corte di Appello aveva riformato la sentenza di assoluzione e lo aveva condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione per il reato di omicidio colposo e detenzione di sostanza stupefacente. Per Bernardin, in appello la pena era stata riconteggiata da 5 anni a 4 anni e 6 mesi di reclusione, pena confermata anche dalla Cassazione, che ha invece assolto Rigotti dall’accusa di omicidio, condannandolo solo per detenzione di sostanza stupefacente.

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