Morandi e amianto, M5s protesta in consiglio con mascherine. Bucci rassicura sui tempi

I consiglieri pentastellati tuonano contro la mancanza di risposte da parte del sindaco. Che in mattinata ha confermato che «il 15 aprile 2020 resta la best option per il nuovo ponte»

Mascherine sul viso e cartelli in mano, i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle hanno protestato martedì pomeriggio in Sala Rossa contro la decisione di non discutere l’interrogazione sulla presenza di amianto in quanto resta del ponte Morandi e le mancate risposte da parte del sindaco Marco Bucci.

La protesta è avvenuta a conclusione delle interrogazioni a risposta diretta (i cosiddetti “articoli 54”) e prima della discussione delle mozioni: «È una vergogna - ha tuonato Luca Pirondini - Sono due settimane che non riusciamo a fare la nostra interrogazione sull’amianto nel ponte Morandi, chi non parla è perché ha paura, però poi non deve fare lo spavaldo». Tutti i consiglieri del Movimento 5 Stelle si sono quindi alzati in piedi mostrando i cartelli e i visi coperti dalle mascherine: «Teniamo la mascherina perché non sappiamo cosa stiamo respirando», ha concluso Pirondini, mentre il presidente del consiglio comunale, Alessio Piana, tentava di riportare l’ordine.

La presenza di amianto in percentuali minime e a oggi ancora non quantificate in quanto resta del viadotto sul Polcevera è ormai stata assodata: sulla questione sono già stati presentati due esposti in procura, uno firmato dal comitato Liberi Cittadini di Certosa e Osservatorio Nazionale Amianto, un altro, più recente, dal sindacato Usb dei Vigili del fuoco, incentrato sulla possibilità che i soccorritori intervenuti sul luogo della tragedia, lo scorso 14 agosto, abbiano respirato polveri potenzialmente pericolose.

Il sindaco Bucci: «Il 15 aprile 2020 resta la best option per l'inaugurazione del nuovo ponte»

Sulla questione, il sindaco-commissario Marco Bucci non si è ancora espresso, demandando ad Arpal, Asl e Procura la discussione sui dati legati all’amianto. Di certo c’è però che la presenza di amianto rivelata da Arpal (contenuto nelle pietre verdi di crisolito in minime percentuali) ha di fatto fermato l’esplosione controllata della pila 8 proprio per l’assenza di un piano in grado di garantire il “rischio zero” legato al sollevamento delle polveri. In mattinata proprio Bucci è tornato a parlare dei tempi di demolizione e ricostruzione del viadotto: «Non sono al corrente di alcun progetto formale che preveda la demolizione meccanica e senza esplosivo delle pile 10 e 11 - ha detto - ne ho visto uno quando ancora non avevamo la struttura commissariale in piedi, ma poi è stato ritirano. So che ci stanno lavorando, ma il progetto ancora non l’ho visto».

A oggi soltanto la pila 8, dunque, verrà demolita meccanicamente, con l’ausilio delle gru appena arrivate dall’Olanda. Ancora non è chiaro invece come verranno demolite le pile 10 e 11 del troncone est, per cui, come ribadito oggi da Bucci, non c’è ancora un “piano B”. Imprevisti che incideranno sulla realizzazione e l’inaugurazione del nuovo ponte, prevista per il 15 aprile 2020? «Per ora non ho nessuna variazione significativa: ho sempre dato la “best option”, non i rumor», ha risposto il sindaco-commissario, aggiungendo prudentemente che proprio la cosiddetta “opzione migliore” «dev’essere motivata da un piano condiviso con demolitori e costruttori». 

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Notizie più precise sulla ricostruzione dovrebbero arrivare nei prossimi giorni, ha assicurato Bucci, insieme con informazioni più aggiornate sulle tematiche di riapertura di via Fillak, che dipende dall’installazione delle 6 torri d’acciaio che puntelleranno il troncone est mettendolo in sicurezza.

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