Rocco e Zoe, eroi "a 6 zampe" del Morandi: «A un anno di distanza il ricordo è più vivo»

Rocco Tufarelli e la sua labrador sono un'unità cinofila dei Vigili del fuoco della Liguria. Il 14 agosto del 2018 sono stati tra i primi ad arrivare sul luogo del crollo

Uno scenario “apocalittico”. A distanza di 12 mesi dal crollo del ponte Morandi, Rocco Tufarelli, vigile del fuoco in forze al Nucleo Cinofilo della Liguria, torna con la mente al giorno in cui si è ritrovato davanti l’inimmaginabile: un ponte autostradale crollato, decine di auto seppellite da blocchi di calcestruzzo e asfalto nel greto del Polcevera, altre ancora in bilico nel vuoto, nell’aria un silenzio surreale interrotto soltanto dal rumore della pioggia battente e del gigante di Riccardo Morandi che lanciava gli ultimi versi di agonia, crollato su se stesso alle 11.36 del 14 agosto 2018.

Rocco è stato tra i primi soccorritori ad arrivare sul posto insieme con Zoe, una giovane golden retriver addestrata a cercare e trovare (nella migliore delle ipotesi vivi, nella peggiore ormai senza vita) dispersi tra le macerie. Soltanto tre mesi prima, Zoe aveva passato l’esame per ottenere la certificazione come cane da ricerca. Il crollo del ponte Morandi, per lei, è stata la prima prova in uno scenario reale, ma anche per Rocco e i sui colleghi, che pur hanno lavorato in disastri come i terremoti di Amatrice e dell’Aquila o Rigopiano, si è trattato di un intervento - e di un giorno - senza precedenti.

Crollo ponte Morandi, i soccorritori: «Prima smarrimento, poi la determinazione»

«Quella mattina siamo arrivati in 4: io, due colleghi di  Savona e uno di Genova. Appena abbiamo avuto notizia del ponte crollato siamo stati chiamati dalla direzione regionale e siamo partiti. Ma quando siamo arrivati abbiamo esitato qualche minuti: non ci capacitavamo che potesse essere accaduta una cosa del genere - racconta Rocco, in questi giorni in ferie nella sua Imperia, a GenovaToday - La scena era apocalittica, non credevamo a quello che stavamo vedendo. Ci siamo guardati, appena scesi dalla macchina, e non sapevamo da dove iniziare. Anche i cani, che sono sensibilissimi ai nostri numeri, erano frastornati, abbiamo letto lo smarrimento anche nei loro occhi». 

L’indecisione, però, è durata poco. Scacciata la reale portata dell’evento dalle menti, nel giro di pochi istanti Rocco e i suoi colleghi (a due e a quattro zampe) sono entrati in modalità operativa, e hanno dato inizio alle ricerche: «Quando abbiamo iniziato c’erano ancora le auto con i pezzi di asfalto attaccati alle ruote e il tetto capovolto - ricorda Tufarelli - Anche per noi, che abbiamo esperienza e ci addestriamo e aggiorniamo costantemente in scenari diversissimi, era una cosa nuova. Noi addestriamo i cani in campi macerie costruiti ad hoc sulla base di diverse calamità naturali, siti che ricostruiscono scenari come terremoti, alluvioni, crolli. Il cane è addestrato a fiutare gli effluvi umani grazie a persone che si nascondono in cunicoli, sono campi molto realistici, ma nulla di paragonabile al crollo del ponte Morandi: nessuno ha mai pensato di ricostruire una cosa come questa».

Rocco Tufarelli: «Una tragedia così? Neppure mai immaginata»

Il Morandi aveva poi, anche per Rocco e i colleghi, una valenza sentimentale: «Lo sentivamo nostro, lo percorrevamo quasi tutti i giorni. Ma non c’era tempo da perdere, ci siamo subito messi al lavoro insieme con le squadre Usar, gli Urban Search & Rescue, con cui lavoriamo a stretto contatto, per cercare superstiti». Rocco e Zoe, purtroppo, non sono riusciti a trovarne neppure uno. Però hanno continuato a cercare per ore, facendo occasionali pause per riposarsi, cercando di indicare gli anfratti e i punti in cui poteva giacere il corpo di un figlio, un marito, un fratello, un padre. Durante le operazioni, Zoe - che è stata imbracata sulle spalle del suo conduttore, calata dall’alto, spinta a saltare e aggira ostacoli, si è anche ferita un polpastrello con una lamiera.

Medicata, rifocillata, ha continuato a cercare insieme con Kappa, la border collie di Mirko Giannuzzi, anche lei alla sua prima esperienza sul campo. Da lì è germogliata l’idea: trovare un modo per assicurare ai cani da ricerca e soccorso assistenza medica in caso di bisogno, iniziativa che si è concretizzata lo scorso giugno con la consegna, al Nucleo Cinofilo Regionale, di un presidio veterinario mobile.

«Il cane deve essere pronto a far tutto, e noi in addestramento le proviamo davvero tutte, ma non si pensava un disastro del genere. Poi Zoe si è tagliata la zampa, e da quella ferita è nata la clinica veterinaria mobile donata dai tassisti genovesi, dalla onlus imperiese Il cuore di Martina e dai pattinatori di Ama Genova - spiega Rocco - Si tratta di un mezzo confiscato che il demanio aveva a disposizione,  che è stato riadattato e che ora permette di avere un supporto medico avanzato sul luogo dei disastri, con un veterinario che in caso di necessità può anche operare un cane».

A distanza di un anno il ricordo: «Starò con la mia famiglia e con i miei cani»

Finito l’intervento sul Morandi, Rocco e i suoi colleghi sono ritornati alla vita di tutti i giorni, continuando ad addestrare e ad addestrarsi e allontanando un ricordo che oggi, a distanza di un anno, si ripresenta invece con intensità: «Nella ricorrenza riemerge più forte - ammette - Subito dopo siamo andati subito a fare addestramenti per continuare a far lavorare i cani, il clamore mediatico ha smorzato un po’ i sentimenti, ma in questi giorni sento anche i colleghi che ricordano e raccontano, e condividere è una bella sensazione. Non è stato un intervento classico, primo perché non doveva cadere un ponte, secondo perché era davvero qualcosa di mai neppure immaginato».

Sabato 17 agosto Rocco e Zoe saranno, insieme con i colleghi, a San Rocco di Camogli in occasione del Premio Fedeltà del Cane, dove verranno appunto premiati per il loro operato durante la tragedia del Morandi. L’anniversario della tragedia, però, Rocco lo vive lontano dal clamore: «Sono in ferie, sto a casa con la mia famiglia. Anzi, porto i cani ai laghetti, a prendere un po’ di fresco: se lo meritano. Siamo una squadra: senza di me loro non vanno da nessuna parte, senza di loro non ci vado io».

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