Sette mesi senza Morandi, e arriva la conferma: niente esplosivo per la pila 8

La struttura commissariale, in accordo con i demolitori, ha rinunciato alle microcariche optando per lo smontaggio meccanico. In zona rossa si ricorda la tragedia, minacce al comitato che ha denunciato la presenza di amianto

Nel giorno in cui Genova, per la settima volta di fila, si ritrova a commemorare le 43 vittime del crollo del ponte Morandi, arriva la conferma sul fatto che non sarà l’esplosivo a far crollare la pila 8 del troncone ovest.

La ragione principale è ormai nota: il ritrovamento di particelle di amianto (in quantità bassissime, contenuto nel crisolito, pietra verde naturale presente in molte cave di estrazione) nella struttura del viadotto, rilevata da Arpal nel corso dei carotaggi effettuati la scorsa settimana su richiesta della procura di Genova, cui era stato presentato un esposto proprio sui rischi legati alla presenza di amianto nel ponte e alla dispersione delle polveri (e dunque delle fibre). 

NIente esplosivi per la pila 8, incognita pile 10 e 11

Il ritrovamento aveva fatto slittare l’esplosione controllata, programmata per sabato 9 marzo, a data da destinarsi, in attesa che le imprese incaricate della demolizione - Omini, Fagioli, Ireos e Ipe Progetti - presentassero alla commissione esplosivi un piano adeguato a garanzia della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.

Nel pomeriggio di mercoledì la nuova riunione della commissione esplosivi, definita dai rappresentanti «di aggiornamento. Non abbiamo discusso della demolizione con esplosioni - ha confermato l’ingegnere Gabriele Mercurio - sarà la struttura commissariale a comunicare nel dettaglio le decisioni». E anche se nulla di ufficiale è ancora stato diffuso, ciò che è trapelato sembra confermare che la pila 8 non verrà demolita con microcariche, ma attraverso smontaggio meccanico: un procedimento sicuramente più lento rispetto all’esplosivo, e costoso, che prevede un ritardo minimo di due mesi sulla tabella di marcia rispetto all'utilizzo dell'esplosivo. La relazione di Omini, incaricata di valutare la soluzione più sicura, stima dunque la fine dei lavori peer la fine di maggio, e non per la fine di marzo come sarebbe invece accaduto utilizzando da subito l'esplosivo.

Il nodo da sciogliere, per la struttura commissariale e i demolitori, non riguarda però tanto al pila 8, che avrebbe dovuto essere un banco di prova, ma le pile 10 e 11 del troncone est: per loro, come ha ammesso lo stesso sindaco Bucci, non esiste un piano B, perché lo smontaggio meccanico utilizzato per il troncone ovest non funzionerebbe allo stesso modo e sarebbe (a questo punto sarà) decisamente più complicato, prevedendo anche lo stop del traffico autostradale per un tempo prolungato.

Il comitato anti amianto: «Minacce al nostro presidente per il lavoro svolto»

E le precauzioni per limitare la dispersione delle polveri andranno comunque adottate e se necessario incrementate, pur rinunciando all’esplosivo in favore dei macchinari. La questione amianto ha inevitabilmente alzato la tensione, e non soltanto ai tavoli istituzionali: stando a quanto denunciato dal comitato Liberi Cittadini di Certosa, che ha presentato l’esposto in procura insieme con l’Osservatorio Nazionale Amianto, il presidenti Enrico D’Agostino avrebbe ricevuto telefonate di minaccia legate proprio alla sua posizione nei confronti della demolizione.

«Il direttivo del comitato Liberi Cittadini di Certosa esprime massima solidarietà al presidente Enrico D'Agostino per le minacce telefoniche subite. Ribadiamo che tutte le scelte del Comitato sono frutto di decisioni collegiali e condivise - ha scritto il comitato su Facebook - Il Comitato chiedeva da settembre analisi e indagini per tutelare la salute della popolazione. Indagini che era necessario effettuare da subito proprio per consentire di valutare le opzioni migliori in tema di demolizione e ricostruzione. Accogliamo quindi con soddisfazione la decisione della struttura commissariale di procedere in modo da garantire massima tutela in conformità da quando affermato recentemente dal Sindaco che la priorità è la salute dei cittadini. Ricordiamo anche che abbiamo sempre chiesto massima tutela anche per i lavoratori».

In zona rossa il ricordo della tragedia

In attesa di capire quanto la scelta della struttura commissariale inciderà sui tempi di realizzazione del nuovo viadotto, in zona rossa ancora una volta si ricorda il crollo che il 14 agosto 2018 spezzò la città in due: «Per ricordare e non dimenticare, noi siamo con voi», scrive Giusy Moretti, volto simbolo della difficile situazione degli sfollati. Che avranno ancora una possibilità di rientrare negli edifici evacuati prima delle demolizione, recuperare quanto è rimasto (si tratterebbe del quarto accesso) e congedarsi, questa volta definitivamente, dalle mura che chiamavano casa.

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Commenti (5)

  • Ma si infatti, i molteplici capannoni con il tetto in amianto tutto sgretolato quelli non li vedono. E che dire del disco diamantato che taglia per sfregamento? Siamo apposto

  • Un classico... Scorreggia una Mosca sul ponte e si blocca tutto... Come se a Genova l'amianto fosse solo sul ponte.. A ridicoli!!!

  • Grande Pietro!!!!

  • Con gli ambientalisti, ecologisti, vegani, erbivori, insomma, non ne usciamo piu e il ponte nuovo lo vediamo tra 10 anni. Questi comitati non avendo da fare un belino tutto il giorno, vanno a criticare qualsiaisi cosa vedono fare per darci una mossa, vedono le polveri...ma col traffico che cè in questa città con milioni di auto ferme in coda rombamti tutti i giorni allora li non lo vedete e sentite l'inquinamento???? ANDATE A LAVORARE!

  • Meno commemorazioni e più operazioni.... Sette mesi già passati e ancora è tutto in alto mare!! VERGOGNA

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