Morandi, giorni decisivi per le esplosioni: pronto il calo della trave tra pile 10 e 11

In attesa del ritorno del sindaco Marco Bucci dagli Stati Uniti, i demolitori partecipano alle riunioni con Asl e Arpal per mettere a punto il piano finale legato alle micro cariche

Il sindaco Marco Bucci vola a Columbus, Ohio, per accompagnare il Cannone di Paganini, ma la struttura commissariale continua a lavorare per arrivare alla risposta definitiva: esplosivo sì, o esplosivo no, per demolire le pile 10 e 11 del ponte Morandi?

I demolitori: esplosione più rapida e meno rischiosa

La risposta più probabile è quella positiva: stando a quanto già dichiarato dal sindaco-commissario, far esplodere i due piloni sarebbe più rapido, meno costoso e meno rischioso (sopratutto per gli operai, che dovrebbero lavorare a 90 metri d’altezza) rispetto alla demolizione meccanica con le gru. E dal punto di vista dell’amianto e della mitigazione del rischio legato alla dispersione delle polveri, i dati avrebbero lasciato margine ai demolitori per mettere a punto un piano in grado di assicurare la minima dispersione di polveri, di cui si sta ancora discutendo in numerose riunioni con Arpal e Asl.

Resta sul tavolo il piano messo a punto in prima battuta: costante irrigazione, con cannoni d'acqua e vasche, e coperture delle parti che verranno fatte saltare, ma tutto è ancora in fase di definizione.

Prima la pila 11, poi le case, poi la pila 10

La decisione non verrà presa sino a quando il sindaco non tornerà dal suo viaggio negli Stati Uniti, ma un’altra parte del piano sembra essere ormai stata decisa: le esplosioni saranno, con tutta probabilità, due distinte, e a cadere per prima sarà la pila 11, che non coinvolge troppe abitazioni - e dunque residenti. Sarà poi il turno della 10, quella che incombe sui palazzi di via Porro e anche quella più complicata da gestire con le micro cariche esplosive.

Le case, che in queste settimane vengono sistematicamente alleggerite e bonificate dall’amianto, verranno demolite meccanicamente e i detriti smaltiti, dopodiché sarà possibile procedere con l’esplosione. Nel mezzo, il taglio della trave tampone che unisce le due pile, che verrò tagliato e calato a terra nei prossimi giorni, dopo la conclusione delle operazioni di scarificazione dell’asfalto e di alleggerimento dalle parti metalliche, come già accaduto sul troncone lato ovest.

L’auspicio di Bucci è di “salutare i demolitori”, come ha detto lui stesso, a luglio 2019. E dunque poco più di un mese prima dell’anniversario della tragedia del Morandi, che a quel punto, il 14 agosto 2019, non esisterebbe più: resterebbero soltanto le prime fondamenta del nuovo ponte, che dovrebbe essere pronto e percorribile ad aprile 2020.

A oggi tutti i lavori di demolizione e ricostruzione che è possibile portare avanti, compatibilmente con il lavoro della procura (in questi giorni i periti stanno effettuando i nuovi sopralluoghi per il secondo incidente probatorio), sono in vita di esecuzione: dopo la pila 5, la prima a essere completamente demolita, anche la pila 4 si avvia ormai verso il totale smontaggio, mentre il tampone 3 (quello che sorge tra la pila 2 e la pila 3) viene calato a terra in queste ore, rendendo necessaria la chiusura di corso Perrone sino appunto al 15 maggio. Le prossime pile del troncone ovest a venire smontate saranno, in quest’ordine, la 3, la 6, la 7 e la 8 (la prima che avrebbe dovuto essere demolita, con esplosivo).

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