Morandi, ancora dubbi sull'esplosivo: restano incerti i tempi di demolizione

Nuova riunione in prefettura per discutere di come demolire la pila 8 e, di conseguenza, anche le pile 10 e 11

Si è riunito nuovamente martedì mattina, dopo la riunione di lunedì, il tavolo permanente cui partecipano l’associazione delle imprese incaricate di demolire quanto resta del ponte Morandi, rappresentanti delle forze dell’ordine, della prefettura, della struttura commissariale del sindaco Marco Bucci, di Asl e di Arpal.

Obiettivo, sbloccare la situazione di stallo in cui i lavori sono precipitati con la scoperta di crisolito - materiale da cui si estrae l’amianto - in alcune parti del ponte, percentuali molto basse che hanno però bloccato l’esplosione controllata programmata per la demolizione della pila 8: già saltata sabato 9 marzo, avrebbe potuto essere rimandata a una settimana di distanza, sabato 16 (così come auspicato dal sindaco-commissario Marco Bucci), ma i tempi stringono e a oggi ancora non sembra essere stata trovata una soluzione abbastanza convincente da spingere la commissione a dare il via libera.

Mercoledì nuova riunione della commissione esplosivi

Il problema è la dispersione delle polveri, che potrebbero diventare pericolose in caso di presenza di fibre di amianto. Omini, Fagioli, Ireos e Iper Progetti, in accordo con la Siag di Danilo Coppe, avevano messo a punto un piano che prevedeva irrigazione della pila e delle macerie e teli protettivi, ma i provvedimenti sembrano a oggi non sufficienti: qualche aggiornamento potrebbe arrivare mercoledì pomeriggio dopo la nuova riunione della commissione esplosivi in prefettura.

Sino ad allora, nulla trapela dalla struttura commissariale, anche se il sindaco Marco Bucci, a margine del consiglio comunale, ha chiarito che «non possiamo parlarne perché il piano per l’abbattimento con esplosivo, il piano ambientale e il piano per la valutazione dei rischi non sono stati ancora approvati». Poco prima era stata proprio la questione amianto a far scoppiare la bagarre in consiglio comunale, vista la decisione di non discutere le interrogazioni delle opposizioni in proposito. Il risultato è stato che proprio le opposizioni si sono rifiutate di partecipare alla conferenza capigruppo con il sindaco.

Il nuovo piano potrebbe prevedere un aumento di cannoni ad acqua e protezioni più massicce, ma non è escluso che il sindaco Bucci debba alla fine optare per lo smontaggio meccanico: più lento, ma ritenuto più sicuro per quanto riguarda le polveri, anche se, come ricordato da Coppe quando ancora l’opzione esplosivi era quella prescelta, verrebbero prodotte ugualmente «come in qualsiasi sfregamento meccanico». La differenza più significativa la farebbero i tempi, decisamente più lunghi per la demolizione meccanica, non tanto per la pila 8, quanto per le pile 10 e 11. Che sorgono proprio sopra le case, e dunque in una posizione decisamente difficile per la gestione di gru, ruspe e altri strumenti.

L’obiettivo del commissario Bucci è partire con i lavori di ricostruzione il 31 marzo, e al taglio della prima lamiera del nuovo ponte, nello stabilimento del veronese di Fincantieri, l’amministratore delegato Giuseppe Bono e Pietro Salini si sono detti «pronti a iniziare a lavorare con 10 giorni di anticipo rispetto a quanto previsto». Accelerata che potrebbe rivelarsi inutile se la fase di demolizione non troverà finalmente il ritmo giusto.

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Commenti (1)

  • Questo blocco dei lavori è una buffonata, la città è piena di case e fabbricati con il tetto in amianto, vecchio che il tempo sbriciola nell’aria, ma nessuno se ne preoccupa perché rimuoverli costa parecchi soldi. La fibra d’amianto se bagnata non vola ed difficile respirarla quindi innocua. Tanto più che per l’abbattimento meccanico userebbero il disco diamantato che fa la stessa polvere.... mah

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