Demolizione Morandi, incognita neve sui lavori. Il punto sull'inchiesta

Per il sindaco-commissario Marco Bucci, il 24 gennaio è il giorno in cui iniziare di fatto a smontare il troncone ovest. Le previsioni, però, parlano di neve e forte vento

Non si fermano i lavori di demolizione di quanto resta del ponte Morandi, e nonostante lo spauracchio meteo, da parte della struttura commissariale del sindaco Marco Bucci c’è fiducia di riuscire a iniziare lo smontaggio del troncone ovest nei tempi prestabiliti, e cioè a partire da giovedì 24 gennaio.

I timori riguardano in particolare le previsioni per i prossimi giorni, e la possibilità sempre più concreta che già a partire da mercoledì sera possa iniziare a nevicare. Neve e vento, però, non dovrebbero fermare il cantiere, a patto che si rispetti la sicurezza degli operai che vi sono impiegati e che dovrebbero iniziare a manovrare le piattaforme meccaniche e il flessibile per tagliare le prime porzioni di ponte e calarle al suolo con la tecnica dello “strand jack”. Nelle ultime ore sono stati in molti a ipotizzare che potesse essere emessa un'allerta meteo per neve, ma a oggi ancora nulla è stato comunicato e comunque, anche in caso di allerta, sarà il livello (giallo, arancione o rosso) a determinare un eventuale stop ai lavori.

Nel weekend appena trascorso, intanto, le imprese incaricate della demolizione (ricordiamo che alla firma del contratto unico di ricostruzione e demolizione, avvenuta venerdì, è emersa l’uscita di scena di Vernazza, che si è sfilata all’ultimo momento per i forti dubbi nutriti sulla possibilità di concludere i lavori nei tempi previsti, e cioè aprile 2020) si sono occupate di scarificare l’asfalto nel tratto che per prima verrà smontato e di rimuovere guardrail, jersey e altro materiale ferroso che appesantisce ulteriormente quanto resta del viadotto. 

Il punto sull’inchiesta

In parallelo con il cantiere prosegue inoltre il lavoro della procura nell’ambito dell’inchiesta sul crollo. Proprio nei giorni scorsi i professori Renato Buratti e Piergiorgio Malerba, i consulenti nominati dal team composto da i pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno, hanno depositato la relazione sullo stato dei resti del ponte, un documento che verrà condiviso in concomitanza con la richiesta del secondo incidente probatorio, che si fa sempre più ravvicinata e che sarà incentrato sulle cause vere e proprie della tragedia in cui lo scorso 14 agosto hanno perso la vita 43 persone. 

Stando a quanto trapelato sino a oggi, i consulenti della procura restano convinti - anche sulla base dei rilievi - che a causare il crollo sia stato un deterioramento degli stralli, i tiranti di calcestruzzo con anima di acciaio che di fatto sorreggevano la campata. Per i consulenti, quello lato mare, maggiormente esposto a vento, salsedine e intemperie, risultava più corroso rispetto agli altri, e a peggiorare il quadro ci sarebbe una scarsa manutenzione e la presenza di meno cavi d’acciaio interni rispetto a quanti erano previsti nel progetto originale. 

Tutte queste considerazioni verranno impiegate nella richiesta del secondo incidente probatorio, quello che, come detto, dovrebbe concentrarsi sulle cause del crollo più che sulle condizioni del ponte Morandi. L’ipotesi più probabile, al momento, è che venga chiesto entro la fine di febbraio, dopo l’udienza per la discussione del primo. Il 28 gennaio, intanto, è atteso in tribunale l’ex ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi, sentito come persona informata sui fatti come già accaduto per il predecessore Antonio Di Pietro e per Graziano Del Rio. 

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