Morandi, arrivano i camion in via Fillak: si preparano i "puntelli" d'acciaio

Il piano di demolizione prevede che la pila 10 venga messa in sicurezza con una serie di torri che fungeranno da rinforzo: in questo modo sarà possibile riaprire la strada e iniziare le bonifiche dei palazzi

Dal lato Ovest, dove erano già iniziate le demolizioni propedeutiche a quella vera e propria, iniziano i lavori anche sul lato Est del Polcevera e di quanto resta del ponte Morandi: lunedì mattina i mezzi delle ditte Fagioli e Omini hanno iniziato a sfilare in via Fillak diretti verso la pila 10, che verrà messa in sicurezza per consentire la riapertura anche ai mezzi privati e la bonifica dall’amianto presente negli edifici di via Porro che verranno demoliti.

Torri d’acciaio per la pila 10, si pensa alla riapertura di via Fillak

Il piano messo a punto dalla cordata di imprese che si è aggiudicata i lavori di demolizione prevede l’installazione di 4 (inizialmente si parlava di 6) torri d’acciaio che fungeranno da “puntello” per la pila 10 che sovrasta via Fillak: una volta sistemate le torri, i sensori passeranno in secondo piano e si potrà circolare liberamente anche in quella parte di zona rossa più densamente popolata, con conseguente riapertura di via Fillak così come promesso da Bucci.  

Proprio in queste ore la ditta Omini sta assemblando a terra, in via Porro, le torri. Non è un caso, dunque, che nei giorni scorsi sia stato rimosso anche il presidio della Protezione Civile che per mesi è rimasto ai margini della zona rossa, all’altezza del ponte di ferro, rappresentando un punto di riferimento per le famiglie sfollate.

Sfuma l’ipotesi contratto unico, si tratta sulle penali

Proseguono intanto anche i lavori sul lato di ponente del Morandi, che verrà demolito senza utilizzare esplosivo ma con la tecnica dello strand jack: un macchinario taglierei porzioni di ponte che verranno calate a terra attraverso cavi d’acciaio. Nei prossimi giorni gli operai inizieranno a rimuovere new jersey e altri elementi dal troncone, in modo da alleggerire la struttura in vista della partenza vera e propria della demolizione. 

In queste ore sempre la ditta Omini sta procedendo alla separazione dei materiali di risulta degli edifici demoliti, e sia a levante sia a ponente sono in corso le indagini geotecniche necessarie al posizionamento delle grosse autogrù che dovranno smontare gli impalcati del ponte: il colluado del viadotto è previsto a giorni, e sono già presenti i carrelli radiocomandati. È stata inoltre data la possibilità ai proprietari dei capannoni sgomberati di liberarli completamente per metà gennaio, dopodiché verranno tutti demoliti. 

Per quanto riguarda il contratto per i lavori, al momento sembra non esserci spiraglio per la firma di un accordo unico per demolizione e ricostruzione: la struttura commissariale, e lo stesso commissario Marco Bucci, stanno ancora portando avanti le trattative, ma da parte della cordata Salini Impresilo-Fincantieri non pare esserci margine. L’obiettivo al momento è comunque quello di stabilire le penali in caso di ritardo e mancato rispetto dei tempi (12 mesi per liberare le aree). La cifra stimata al momento è di un milione peer 

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