Morte di Martina Rossi, un video incastra gli "amici" toscani

La studentessa genovese morta precipitando dal sesto piano di un hotel di Palma di Maiorca stava fuggendo da un tentativo di stupro: questa l'ipotesi che prende sempre più corpo grazie all'impegno degli inquirenti italiani

Si fa sempre più plausibile l’ipotesi che Martina Rossi, la studentessa genovese morta cadendo da un balcone di un hotel di Palma di Maiorca nell’agosto del 2011, stesse fuggendo da un tentativo di violenza sessuale. E si fa sempre più certa anche l’ipotesi processo per Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due giovani toscani che la notte del 3 agosto 2011 salirono in camera con Martina, e che secondo gli investigatori italiani l’avrebbero inseguita per usarle violenza spingendola a uscire sul balcone per tentare di scavalcarlo e andare in un’altra stanza, finendo per perdere la presa e precipitare per sei piani.

A confermare il sospetto degli inquirenti italiani - che contrariamente a quelli spagnoli, non sono mai stati convinti, così come i genitori di Martina, dell’ipotesi suicidio - è stato un video, che chiuse le indagini ha potuto mandare in onda anche la trasmissione d’inchiesta ‘Chi l’ha visto’, che mostra Albertoni e Vanneschi, oggi 24 e 25 anni rispettivamente, seduti su due sedie fuori dagli uffici della polizia, in attesa di essere interrogati, a sette mesi dalla morte di Martina. 

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I due sembrano confabulare a voce bassa, ma le telecamere e i microfoni piazzati appositamente dagli investigatori riescono a intercettare uno scambio in particolare, durante il quale Albertoni assicura a Vanneschi, che sembra rallegrarsene, che «non hanno trovato segni di violenza sessuale», sul corpo di Martina, una frase che pesa come un macigno, così come l'atteggiamento dei due giovani: l’ipotesi di fuga da un tentato stupro è emersa soltanto nel 2014 a conclusione dell’inchiesta portata avanti, su pressante richiesta dei genitori della studentessa genovese e dei loro avvocati, dai magistrati e dai poliziotti italiani. Che qualche settimana fa hanno recapitato ad Albertoni e Vanneschi l’avviso di conclusione di indagini preliminari, prodromo quasi certo a un processo, in cui dovranno probabilmente rispondere, in un aula del tribunale di Arezzo, delle accuse di “morte come conseguenza di altro reato” e “tentata violenza”.

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