Studentessa morta in Spagna, la difesa insiste: «Martina si suicidò»

Secondo il luminare di psichiatria Aldo D'Arco, chiamato a deporre dalla difesa, Martina Rossi non cadde dal balcone per sfuggire a un tentativo di violenza sessuale

Martina Rossi si sarebbe lanciata volontariamente nel vuoto. È questa la tesi su cui continua a insistere la difesa dei giovani, accusati di averne provocato la morte. Venerdì 9 novembre 2018 ad Arezzo è andata in scena una nuova puntata del processo, che cerca di fare luce sulla tragica fine della studentessa genovese, morta mentre era in vacanza alle Baleari nell'agosto 2011.

Secondo il luminare di psichiatria Aldo D'Arco, chiamato a deporre dalla difesa di uno degli accusati del processo - Alessandro Albertoni -, la giovane non cadde dal balcone per sfuggire a un tentativo di violenza sessuale. La sua caduta fu volontaria. La giovane sarebbe stata affetta da disturbo borderline di personalità e la concatenazione di alcuni eventi e circostanze verificatisi prima e durante la vacanza spagnola, ne acuirono il disordine interiore, sfociando nel tragico e volontario volo dalla finestra.

La testimonianza del professor D'Arco rappresenta uno dei passaggi chiave dell'udienza del processo legato alla morte di Martina Rossi, in cui sono imputati i giovani aretini Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, difesi dai legali Stefano Buricchi e Tiberio Baroni. Ritiene che Martina si sia suicidata? «Sì». I margini che l'esperto concede alle altre possibilità sono minimi.

L'inizio dell'udienza

Oltre allo psichiatra sono sfilati altri periti, tra cui Carlo Nencioli delle investigazioni Falco che darebbe un'altra lettura, rispetto a quella dell'accusa, delle intercettazioni dei due imputati in questura a Genova nel febbraio 2012. Anzitutto non ci sarebbe stata un'esultanza, ma un semplice esclamazione nel sapere che non erano state trovate tracce di violenza sul corpo della vittima. Inoltre la difesa sostiene come Albertoni, che parlò nella circostanza di «violenza sessuale» pur non dovendo sapere dei sospetti nei suoi confronti, ne fosse a conoscenza avendo sbirciato gli atti della Procura.

"Martina si sentì"

Poi in tarda mattinata è stato il turno del professor D'Arco che ha asserito come Martina si sentisse "sfigata". Il 24 luglio 2011 aveva dato un esame e non l'aveva superato. Aveva litigato con il professore. Poi in vacanza ci sarebbero stati altri episodi che ne avrebbero minato la stabilità: il flirt con Mattia, la litigata con le amiche, l'ubriacatura. Tutte situazioni che, secondo il professore, avrebbero fatto perdere il controllo alla ragazza, che scorse in Albertoni una figura di riferimento, perlatro somigliante a un precedente amore. La notte della tragedia, lui l'avrebbe rassicurata, per poi andarsene in camera propria. Martina però lo seguì e secondo D'Arco «si sentì rifiutata». In questo senso pronunciò la frase «sei il mio killer». Martina, disperata, avrebbe così deciso di buttarsi dalla finestra, prima sbattendo contro il vetro chiuso, poi aprendo l'infisso e gettandosi nel vuoto.

Tensione in aula

La deposizione non ha mancato di creare tensione in aula, incendiando gli animi tra l'accusa sostenuta dal procuratore Roberto Rossi, i legali dei familiari di Martina, guidati da Luca Fanfani, e la difesa dei due aretini. Rossi, in particolare, ha detto allo psichiatra: «Lei basa la sua diagnosi su fatti non accertati, dandoli per scontati. Non ha mai avuto Martina in cura e smentisce il medico che la stava seguendo». Lo psichiatra ha risposto: «Mi baso sugli atti per la diagnosi. Né io, né lei eravamo dentro quella stanza».

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