Manifesto contro l'aborto in corso Buenos Aires: scoppia la polemica

Lo stesso cartellone era già comparso a Roma, dove la sindaca Raggi lo aveva fatto rimuovere, a Biella e a Perugia. Associazioni sul piede di guerra

foto: Laura Guidetti

Scoppia anche a Genova la polemica sui cartelloni contro l’aborto già deflagrata a Roma e in altre città italiane: il contestato manifesto (in dimensioni maxi) firmato dall’associazione Pro-Vita Onlus che ritrae un feto accompagnato dalle frasi “Tu eri così a 11 settimane” e "Ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito" è comparso su un palazzo in corso Buenos Aires, in pieno centro, dividendo da subito la città e suscitando immediate proteste.

Lo scatto del manifesto è stato infatti condiviso su Facebook e ha rapidamente fatto il giro dei social, suscitando una valanga di commenti e la proposta di presentare una mozione e raccogliere firme per chiederne la rimozione, così come già accaduto a Roma:  «Il Coordinamento Liguria Rainbow, che raccoglie tra le sua fila non solo persone lgbti ma anche singoli/e donne uomini e femministe, ritiene che il catellone pubblicitario sia offensivo, colpevolizzando le donne che scelgono di seguire ciò che la legge permette, e che nella settimana del compleanno della legge 194 questo cartello sembra fatto ad hoc - è stata l'immediata reazione dell'associazione da anni impegnata nella difesa dei diritti civili - Ci impegneremo in tutti  i modi perchè il cartello venga rimosso il prima possibile, in quanto lesivo del rispetto dei diritti e delle libertà individuali».

Sulla questione nel pomeriggio è intervenuto anche il gruppo Pd in Comune, che ha definito «inopportuno e lesivo della sensibilità delle donne e di ognuno di noi il maxi manifesto contro l'aborto affisso in corso Buenos Aires e firmato dall’associazione Pro-Vita. Un’immagine e un messaggio già comparsi nelle scorse settimane a Roma, dove, dopo numerose proteste, il manifesto è stato rimosso - si legge in una dichiarazione diffusa anche a mezzo social - Chiediamo che sul caso di Genova intervengano il Garante dell' infanzia, perché questa pubblicità è lesiva nei confronti dei bambini, e il Difensore civico, considerato che immagine e messaggio scelti costituiscono, a nostro giudizio, un attacco alle donne in un ambito personale che richiede invece sensibilità e delicatezza».

Anche la Camera del Lavoro di Genova, in una nota, ha condannato l'affissione: «Negli ultimi tempi sta riprendendo una cattiva battaglia sul corpo delle donne che usa immagini e parole fuori luogo, violente e sbagliate. A Genova è comparso un manifesto che vuole colpevolizzare le donne - si sottolinea nel comunicato - Le istituzioni e il Comune di Genova dovrebbero subito intervenire rimuovendo quel cartello. In altri paesi europei, come la Francia, fare pressioni per convincere le donne a non abortire è un reato. Pensiamo che sia arrivato il momento che anche in Italia lo diventi. La Cgil continuerà a sostenere che la scelta fatta 40 anni fa a sostegno della legge 194 non va affatto messa in discussione, semmai andrebbe rafforzata».

Il cartellone, come detto, è stato affisso sul muro laterale di un palazzo che sorge accanto alla chiesa di Santa Zita, e dal punto di vista relativo strettamente all'affissione sembrerebbe rispettare i requisiti per la concessione di spazi pubblicitari su edifici privati: stando a quanto appreso, si tratta di un impianto appunto privato, appartenente a una concessionaria di pubblicità che opera su Genova e Milano. Resta da chiarire adesso la posizione del Comune, anche alla luce della recente presa di posizione della sindaca Raggi.

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