Latte, la guerra scoppia anche sui social. Le istituzioni: «Comprate dagli allevatori»

Crescono rabbia e indignazione dopo la decisione, da parte di Lactalis, di non rinnovare il contratto con i produttori liguri. Ma cresce anche la solidarietà, con l'invito a rifornirsi ai distributori del territorio

La solidarietà corre sul Web, soprattutto quando si tratta di un’eccellenza del territorio che rischia di scomparire sotto l’ombra di una multinazionale: dopo la denuncia degli allevatori dell’entroterra, costretti a gettare il latte perché inutilizzato, e l’annuncio da parte di Parmalat e della francese Lactalis di non voler rinnovare il contratto con le aziende liguri, sui social è partito un vero e proprio tam tam che invita a boicottare la multinazionale e a smettere di acquistare prodotti dell’azienda.

Un’indignazione diventata in breve virale, con decine di persone che hanno scelto di mettere in bacheca su Facebook un post in cui si denuncia la grave situazione degli allevatori delle valli genovesi, messi in ginocchio da una scelta aziendale che sembra concentrarsi più sui costi che sulla qualità, come hanno sottolineato anche i sindacati di categoria, che in una nota hanno chiesto un intervento immediato da parte delle istituzioni con la convocazione di un tavolo alla presenza di produttori e rappresentanti dei lavoratori.

«Di fronte alla grave situazione provocata dalla multinazionale Parmalat-Lactalis, a danno degli allevatori genovesi e di un settore così importante per l'economia della Liguria e per la tutela ambientale del territorio e delle sue tipicità, sono necessari passi immediati e condivisi - fanno sapere i sindacati - Flai-Cgil, mentre condanna il ricatto economico della multinazionale e ricorda come l'interruzione del contratto contraddica impegni e garanzie neppure troppo lontane, si associa al lavoro della Città metropolitana per difendere questo settore economico e per cercare anche nuove forme di commercializzazione del latte genovese impedendo che 6000 litri di latte vengano distrutti ogni giorno».

E proprio la Città Metropolitana è stata tra i primi a prendere posizione, insieme con il Comune, sottolineando che «l’agricoltura e l’allevamento costituiscono un presidio fondamentale nel nostro territorio, essenziale per garantirne la vita, lo sviluppo e la sicurezza ambientale. Parmalat-Lactalis, anche contraddicendo rassicurazioni del passato, ignora le conseguenze sociali ed economiche delle proprie scelte sul nostro territorio». 

Valorizzazione della tipicità, della qualità e dell’origine del latte e promozione delle filiere corte dal produttore al consumatore la strategia adottata dalla Città Metropolitana, che insieme con Comuni, Municipi e associazioni di categoria ha attivato una serie di forme straordinarie di commercializzazione del latte: una sessantina le aziende locali a rischio, mentre dalle forze politiche cittadine è arrivata una condanna unanime verso Lactalis e l’invito a rifornirsi direttamente dai produttori approfittando anche dei 18 distributori di latte presenti sul territorio genovese (qui l’elenco e la mappa).

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In settimana, intanto, è atteso un incontro in Regione convocato dall’assessore all’Agricoltura e all’Allevamento, Stefano Mai, cui prenderanno parte anche cooperative e associazioni di categoria, mentre il Movimento 5 Stelle ha presentato questa mattina un ordine del giorno in Regione per chiedere interventi mirati da parte della giunta Toti per «difendere la produzione locale promuovendo la filiera corta dal produttore al consumatore».  La speranza è che si arrivi a una soluzione nel più breve tempo possibile salvando il destino di un’eccellenza ligure e prevenendo uno spreco «economicamente e moralmente inaccettabile».

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