Dalle chiavi lasciate in auto al furto in casa: ladri arrestati dopo raffica di colpi

In manette 4 uomini specializzati in furti in abitazione che sottraevano mazzi lasciati incustoditi e risalivano agli indirizzi

Decine di furti in appartamento messi a segno sfruttando un’abitudine che moltissime persone hanno, e cioè quella di lasciare in auto le chiavi di casa: si erano specializzati in questa particolare modalità, i quattro membri della banda sgominata dai carabinieri del nucleo investigativo di Genova dopo mesi di indagini.

In manette sono finiti quattro uomini di origini sinti residenti nel ponente genovese: Fabio Marzo, 42 anni; Enrico Bianchi, 45; Teresio Dellacha, 65 anni; e Antonino Aiosa, 68.

Come agiva la banda

Il modus operandi era sempre lo stesso: la banda prendeva di mira i proprietari di auto (principalmente Fiat) parcheggiate fuori da centri commerciali, ristoranti o stabilimenti balneari, aprivano i veicoli e cercavano eventuali mazzi di chiavi abbandonate all’interno, controllavano la carta di circolazione per risalire all’indirizzo di residenza e partivano immediatamente alla volta dell’abitazione. Una volta sul posto controllavano che in casa non ci fosse nessuno, e dopo avere lasciato un “palo” in strada entravano in casa usando le chiavi rubate, razziavano le stanze in cerca di oggetti di valore e poi uscivano chiudendosi la porta alle spalle.

Messo a segno il furto, se il tempo a disposizione era sufficiente tornavano a alla macchina presa di mira per rimettere le chiavi all’interno: in questo modo i proprietari si accorgevano del furto soltanto quando entravano in casa, in caso contrario (se le chiavi non venivano rimesse al loro posto) il furto era scoperto quando, arrivati davanti all’abitazione, i proprietari si rendevano conto di non avere più le chiavi. Le indagini erano partite nel 2017, dopo quattro denunce del tutto simili sporte da persone che in tutti i casi avevano ammesso di avere lasciato le chiavi di casa in auto: da qui sono partiti i carabinieri del nucleo investigativo e del comando provinciale, risalendo via via ad altri casi che avrebbero potuto rientrare nel modus operandi della banda. 

A oggi i furti contestati, per cui il pm Alberto Puppo ha chiesto e ottenuto la misura di custodia cautelare in carcere per tutti e 4 i membri della banda, sono 13, “spalmati” tra luglio 2017 e gennaio 2018, ma si sospetta siano molti di più. In alcuni casi i ladri hanno preso di mira auto parcheggiate nel posteggio del centro commerciale Fiumara, altri riguardano vie e parcheggi di Quinto, Cremeno, Chiavari e anche la Fiumara di Alessandria. Il bottino era composto principalmente da gioielli, orologi e denaro, in certi casi (come accaduto in un’abitazione di via San Girolamo Emiliani, a Rapallo) arrivando ai 20mila euro. 

Oltre 50mila euro di refurtiva a casa, ma il "giro" è da almeno 200mila

Nel corso delle perquisizioni domiciliari, effettuate dai militari di Genova e Alessandria venerdì mattina, sono stati trovati gioielli e orologi per un valore totale di circa 50mila euro (insieme con due scacciacani e diversi telefonini), ma il giro di affari stimato si aggira intorno ai 200mila. Molto organizzati e prudenti, sono sempre riusciti a evitare che i padroni di casa rientrassero cogliendoli sul fatto, pur riuscendo in certi casi anche ad avere il tempo necessario per smurare cassaforti: l’unica volta in cui sono andati vicini all’essere sorpresi è stato quando il figlio di una coppia è rientrato prima del previsto a casa, ma è stato intercettato dal “palo” sul portone e trattenuto con una scusa per il tempo necessario alla fuga.

«Tutti i colpi erano studiati a tavolino, come dimostrano le intercettazioni telefoniche in cui li si sente prendere accordi e darsi appuntamento - conferma il colonnello Riccardo Sciuto, comandante provinciale dei Carabinieri di Genova - Anche la scelta delle auto e delle vittime era studiata: preferivano Fiat perché erano in possesso di strumenti in grado di aprirle senza danneggiarle, e prendevano di mira persone anziane per limitare al massimo la possibilità che ci fossero altre persone in casa oltre a loro. Battevano i parcheggi a tappeto, e provavano le auto sinché non trovavano quella che più si prestava all’operazione. Non in tutti i casi, ovviamente, il colpo andava a buon fine: a volte le chiavi non corrispondevano all’indirizzo. Ma non si facevano scoraggiare. Per questo invitiamo sempre i cittadini a essere prudenti, a non fidarsi di sconosciuti che li avvicinano con scuse e a non lasciare mai oggetti personali in auto».

In queste ore i militari stanno passando al vaglio la refurtiva trovata nelle case degli arrestati, tra cui anche alcuni preziosi orologi, per tentare di risalire ai proprietari. I quattro arrestati devono rispondere dell'accusa di associazione a delinquere finalizzata al furto, contestata sia per quelli commessi sulle auto sia per quelli messi a segno nelle case. 

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