Sversamento Iplom nel Polcevera, chiuse le indagini: 5 indagati

La procura ha iscritto nel registro 4 dirigenti della raffineria e un consulente esterno che aveva attestato la funzionalità dell'oleodotto che nel 2016 ha sversato tonnellate di greggio nel Polcevera

A tre anni esatti dal disastro rappresentato dallo sversamento di greggio nel torrente Polcevera causato dalla rottura di un tubo Iplom, la procura di Genova ha chiuso le indagini ed emesso un verdetto: sono 5 le persone che devono rispondere di quanto accaduto, 4 dirigenti della raffineria di Busalla e un consulente esterno che devono rispondere di inquinamento ambientale colposo.

Sul registro degli indagati, nel fascicolo coordinato dal pubblico ministero Walter Cotugno, sono finiti il direttore della raffineria, il responsabile delle manutenzioni, il responsabile operativo e pipeline manager e l’ingegnere responsabile delle manutenzioni meccaniche. A loro si aggiunge anche il consulente esterno che certificò un falso collaudo sul tratto di tubatura interessata dalla rottura: 70 centimetri di squarcio da cui fuoriuscirono tonnellate di idrocarburi che si riversarono nel rio Pianego, nel rio Fegino, nel Polcevera e poi in mare. Nella serata del 17 aprile 2016, il greggio era in fase di trasferimento da una nave cisterna da una nave cisterna attraccata al Porto Petroli di Multedo alla raffineria di Busalla.

Le operazioni di messa in sicurezza e contenimento dei danni erano proseguite per giorni, con i vigili del fuoco che avevano impiegato schiumogeni e panne assorbenti per idrocarburi nei torrenti per cercare di limitare lo sversamento in mare. L’area era stata quindi sequestrata, insieme con il tratto di oleodotto interessato dalla rottura, e la procura aveva disposto una perizia per valutare lo stato della condotta e la sua manutenzione, intimando all’azienda di mettere in sicurezza i punti critici per evitare il ripetersi del disastro.

Alle indagini, condotte dai militari del Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri di Genova, hanno partecipato anche Arpal, Capitaneria di Porto, Vigili del Fuoco e Polizia Locale: nel corso di accertamenti duranti tre anni da parte della squadra del maggiore Andrea Pietracupa, la procura è arrivata alla conclusione che i dirigenti indagati avrebbero consentito l’uso della tubatura nonostante la scarsa manutenzione e le “gravi carenze strutturali”, evitando di effettuare gli interventi “saputi necessari”, condotta appoggiata dal consulente esterno che avrebbe firmato il report che attesta l’avvenuto collaudo e l’idoneità della tubatura.

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L’area interessata dallo sversamento è a oggi ancora al centro di monitoraggi post bonifica sotto la vigilanza in primis della prefettura. L’azienda deve rispondere anche di responsabilità amministrativa perché priva di modello organizzativo di gestione dei rischi efficace e adeguato alla tipologia di stabilimento e di lavoro svolto.

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