Inchiesta Morandi: «Traduzione perizia da rifare». Il fratello di una vittima: «Oggi mi sento tutelato»

Richiesta una nuova traduzione per il documento redatto in Svizzera sui reperti del viadotto crollato. In aula venerdì mattina, per l'udienza dell'incidente probatorio, anche Manuel Diaz, fratello di Henry Diaz

Nulla di fatto al termine dell’udienza per l’incidente probatorio richiesto insieme nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi. In mattinata, nelle ore in cui a Campi iniziava a calare verso terra la prima sezione tagliata del troncone ovest del viadotto, avvocati, magistrati e parti civili si sono ritrovati a palazzo di giustizia per un’udienza che si è conclusa con un rinvio al 15 febbraio per la nomina di un nuovo perito incaricato di tradurre da capo la perizia effettuata nel “super laboratorio” svizzero e arrivata a dicembre in procura. 

La questione sollevata dagli avvocati di Autostrade per l’Italia, cui si sono poi aggiunti quelli delle parti civili, riguarda proprio il modo in cui la traduzione è stata effettuata: non in contraddittorio, davanti ai consulenti di tutte le parti in causa, ma da ausiliari che hanno tradotto esclusivamente per la procura. 

Il gip Angela Nutini ha quindi dato ragione all’avvocato di Michele Donferri Mitelli, direttore Maintenance di Autostrade e tra i principali indagati insieme all’ex ad Giovanni Castellucci, che ha contestato il fatto che una perizia così tecnica la traduzione non corretta anche di una sola parola potrebbe stravolgerne completamente il senso: il 15 dovrà essere nominato un nuovo traduttore che effettuerà la traduzione dal capo alla presenza di tutti i consulenti delle parti.   

La successiva udienza successiva è prevista quindi per l’8 aprile, giorno in cui verrà verificato lo stato e l’avanzamento dei lavori di demolizione e deciso il giorno in cui si potrà tenere l’udienza conclusiva dell’incidente probatorio. A questo proposito, il cronoprogramma prevede la prima demolizione con esplosivi sul troncone est per il 15 aprile (pila 11) e l’ultima il 28 maggio (pila 10). A oggi però si tratta di una previsione, visto che manca ancora un programma esecutivo ufficiale.

All’udienza di venerdì mattina hanno partecipato anche alcuni parenti delle 43 vittime del Morandi, tra cui anche Manuel Diaz, fratello di Henry, il 30enne di Uscio che ha perso la vita nel crollo: «Mi sento oggi ben tutelato - ha detto Diaz, che lo scorso dicembre si era scagliato contro Autostrade definendo la società “terroristi” - In questi mesi ho capito di essere protetto, anche dalla posizione presa dallo Stato. È sempre difficile seguire questa cosa, ma prima lo era di più, oggi sono tranquillo. Ciò che mi dispiace è vedere che dopo 6 mesi tanti si ricordano il numero delle vittime, ma nessuno parla delle tante vite che queste persone hanno messo in serio pericolo: io sono passato sul ponte il giorno prima, avrei potuto morire come mio fratello, e di questa cosa non si parla abbastanza».

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