Ilva, sciopero e decreto: riassunto di una giornata infinita

Venerdì 30 novembre si è svolto un lunghissimo sciopero dei lavoratori dell'Ilva anche a Genova. Alle 18 finalmente la buona notizia: decreto firmato e la produzione può ricominciare

Genova - Venerdì 30 novembre è stata una giornata infinita per gli operai dell'Ilva di Genova. Una giornata finita bene e cominciata con i lavoratori di Cornigliano che sono tornati in piazza bloccando la prefettura del capoluogo con i mezzi meccanici in attesa che il Consiglio dei ministri firmasse il decreto legge che farà ripartire la produzione.

Alla fine della giornata il via libera del Cdm scioglierà tutte le tensioni in un lunghissimo applauso. Dopo i tafferugli di ieri davanti alla prefettura, che hanno portato al ferimento di un operaio, all'arrivo del corteo dei metalmeccanici genovesi la porta del palazzo del Governo era sprangata.

Una "questione di sicurezza", hanno detto dalla prefettura, che non è piaciuta al migliaio di metalmeccanici che dall'azienda di Cornigliano hanno raggiunto in corteo il centro cittadino. Così, davanti al portone blindato, gli operai hanno messo un solleva-rotoli da due tonnellate con il 'dito' che sembrava un cannone puntato contro le ante.

A mediare con la prefettura è stato il sindaco di Genova Marco Doria che prima ha tentato senza successo di farsi ricevere dal prefetto suonando alla porta del retro della prefettura (e nessuno gli ha aperto), poi, accompagnato da funzionari della digos, è passato dal palazzo limitrofo. Dopo una breve riunione, la porta della prefettura si è aperta per far passare una delegazione di operai guidati da un delegato della Fiom. In quella riunione, tra l'altro, sono state fatte "pubbliche scuse per il ferimento dell'operaio di ieri", ha detto il delegato Fiom.

Ma le risposte che i metalmeccanici si aspettavano non sono arrivate, salvo l'annuncio che in consiglio dei ministri si stava lavorando per 'blindare' il decreto. "Da qui non ce ne andiamo", hanno risposto gli operai rimasti a presidiare la piazza davanti alla prefettura mentre gli altri, in un piccolo corteo, se ne sono andati a bloccare la sopraelevata per poi tornare al punto di partenza. Il presidio dunque è andato avanti, i mezzi pesanti a bloccare le strade davanti alla prefettura.

Nel tardo pomeriggio è stato raggiunto dal corteo di studenti e di docenti autoconvocati. Giusto in tempo per sentir dire a un emozionato Franco Grondona, segretario della Fiom Cgil genovese che «il decreto è stato firmato e prevede tra l'altro la ripresa della produzione».

Uno studente, che si era arrampicato sulla possente sollevatrice, ha acceso un fumogeno rosso ed è scoppiato un lungo applauso. «Una vittoria per il sindacato e per i lavoratori», hanno detto i sindacati sciogliendo così di fatto, contemporaneamente, la rabbia e il presidio.

Il riassunto di questo lunghissimo venerdì 30 novembre:

Poco prima delle 9 è terminato il confronto dei lavoratori dello stabilimento Ilva di Cornigliano. Gli operai e gli impiegati, un migliaio di persone, hanno iniziato il corteo bloccando la rampa di accesso dell'aeroporto di Genova. Il corteo, al quale potrebbero unirsi gli operai di Ansaldo, procede verso il centro città.

Ore 10.10: Il corteo dei lavoratori dell'Ilva di Cornigliano si è fermato quando è arrivata la notizia del ritrovamento del corpo dell'operaio di Taranto disperso dopo la tromba d'aria che ha colpito lo stabilimento pugliese. Dopo aver osservato un minuto di silenzio i metalmeccanici genovesi hanno fatto partire un lungo applauso e le sirene dei mezzi pesanti si sono messi a suonare. Poi, il corteo si è rimesso in marcia verso il centro di Genova.

Ore 11: il corteo dei lavoratori è arrivato davanti alla prefettura per effettuare il presidio. Con i lavoratori dell'Ilva anche una delegazione degli operai di Ansaldo e gli autoferrotranvieri. A chiudere la strada sono stati collocati una pala meccanica da 150 quintali e un carro sollevarotoli da due tonnellate. Piazza Corvetto è stata chiusa da un semovente e dallo striscione di Fim, Fiom e Uilm. Un migliaio circa i manifestanti.

Ore 11.30: il portone della prefettura, presidiata dai mezzi pesanti e dagli operai dell'Ilva, é stato chiuso. Secondo quanto si apprende da fonti vicine al Palazzo del Governo, la decisione è stata presa «per motivi di sicurezza, per tutelare anche le delegazioni che eventualmente venissero ricevute».

Ore 12.20: il sindaco di Genova Marco Doria a colloquio con il prefetto Giovanni Balsamo per sapere i tempi della firma del decreto legge in discussione al Consiglio del Ministri.

Ore 13.15: una delegazione di 10 operai, guidata da un rappresentante della Fiom, è stata ricevuta dal prefetto grazie alla mediazione del sindaco Doria che li ha accompagnati all'interno della prefettura.

Ore 15: «da qui non ce ne andiamo»: lo hanno detto i circa 100 operai dell'Ilva di Genova rimasti a presidiare la piazza davanti alla prefettura. Le vie di accesso alla piazza restano bloccate dai pesanti mezzi mentre il sollevatore da due tonnellate resta 'puntato' contro il portone blindato della prefettura. «Quando c'era da spartirsi la torta e far morire la gente di cancro - ha detto un delegato Fiom - erano tutti in cravatta a mangiare. Ci sentiamo usati. Il messaggio ora è che restiamo qui, non ce ne andiamo» (Ansa).

Ore 16.20: Il presidio resta di fronte alla prefettura e intanto un piccolo corteo ha bloccato la sopraelevata in ambeduo i sensi di marcia.

Ore 17.20: il corteo degli studenti si unisce a quello dei lavoratori dell'Ilva in attesa del decreto "salva Ilva".

Ore 18.15: Franco Grondona, segretario della Fiom Cgil genovese, annuncia che «il decreto è stato firmato e prevede tra l'altro la ripresa della produzione». Un lungo applauso accoglie la tanto sospirata notizie e il presidio viene sciolto.

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