Latte, prosegue la guerra e Parmalat si difende: «Attacchi mediatici infondati»

Nelle ore in cui continua il boicottaggio dei suoi prodotti e si aspetta il Tavolo convocato in Regione, Lactalis fa sapere di «non avere mai interrotto senza preavviso alcun accordo»

Non si placa l’indignazione dei genovesi dopo la notizia del mancato rinnovo del contratto con i produttori di latte del territorio da parte della multinazionale Lactalis-Parmalat: nelle ore in cui le istituzioni si sono attivate per trovare soluzioni “tampone” in grado di far ripartire il ritiro del latte e salvare gli allevatori dell’entroterra, e in cui il tam tam sui social che inneggia al boicottaggio dell’azienda francese prende sempre più forza, è la stessa Parmalat ad abbozzare una difesa.

«Latte Oro ribadisce con forza lo storico legame con la città di Genova e l’impegno assoluto a garantire la massima qualità e la provenienza 100% di latte fresco Italiano da allevamenti selezionati - si legge in una nota diffusa anche su Facebook - Le polemiche mediatiche e i continui attacchi infondati non hanno fatto altro che penalizzare ulteriormente i consumi di latte fresco in un mercato già in forte difficoltà».

Ancora: «Nonostante il calo dei consumi Latte Oro ha continuato negli ultimi anni a ritirare anche il latte locale dalla Cooperativa Valpolcevera pagandolo al prezzo di mercato - prosegue Parmalat - Vista la situazione attuale di crisi dei consumi, e la scadenza degli accordi contrattuali con alcuni conferenti di latte, l’azienda è in questi giorni impegnata in una discussione con i produttori locali riguardante la quantità di latte necessaria alla produzione. L’azienda conferma il massimo impegno a sostegno dei consumi e degli investimenti locali anche attraverso il lavoro quotidiano degli oltre cento genovesi che operano sul territorio». E all’interrogazione presentata in commissione Europea all’europarlamentare ligure Renata Briano, l’azienda ha replicato confermando di «non avere mai interrotto senza preavviso alcun accordo con conferenti latte in Italia, e che il contratto in essere con la Cooperativa Val Polcevera riporta una data di termine, come previsto dalla normativa in vigore, nota sin dalla data della sua stipulazione».

Dalle istituzioni, che sin da subito hanno duramente condannato la scelta di Lactalis, continua intanto il lavoro finalizzato a trovare soluzioni in grado di salvare gli allevatori, che hanno più volte chiesto interventi concreti per evitare la chiusura: nelle scorse ore è stato ufficializzato un accordo con il Caseificio Pugliese-Conrado di Lauriano, nel torinese, che per i prossimi tre mesi si rifornirà di latte dalla cooperativa produttori della Valpolcevera

A oggi sono inoltre tre i caseifici del territorio - uno a Marassi, uno a Sampierdarena e uno a Chiavari - che usano il latte della cooperativa, e domani gli allevatori sono stati convocati in Regione per un tavolo alla presenza dell’assessore Stefano Mai, che ieri, durante la Commissione Politiche Agricole della Conferenza Stato-Regioni, ha presentato una proposta da sottoporre al governo per chiedere l'obbligo di tracciabilità di tutte le materie prime contenute nei prodotti lattiero-caseari e l’indicazione in etichetta della provenienza del latte: «La proposta è stata accolta all’unanimità - ha fatto sapere l’assessore Mai - e potrebbe aiutare il comparto tutelando il made in Italy».

E proprio in vista dell'incontro di domani in Regione, da Cia Liguria (Confederazione Italiana Agricoltori) è arrivato l'appello alle istituzioni per creare le condizioni di utilizzo della produzione locale stringendo un patto tra produttori, utilizzatori locali e consumatori: «Solo in questo modo potremo dare una prospettiva ai nostri allevamenti e domani, al Tavolo Verde in Regione, vorremmo che si gettassero le basi per questo progetto – ha fatto sapere Ivano Moscamora, direttore regionale Cia Liguria - Crediamo che questo percorso sia quello che chiedono anche i tanti cittadini che in questi giorni hanno espresso la loro solidarietà al mondo agricolo. Dobbiamo dare loro la possibilità di aiutarci anche quando le “luci della ribalta” si saranno fatte più fioche».

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