Gabrielli a Genova tra il ricordo del commissario Esposito e delle vittime del Morandi

Il capo della polizia ha partecipato all'inaugurazione della sala conferenze dedicata al commissario capo ucciso dalle Br nel 1978. Per l'occasione è stata inaugurata anche una sala per le audizioni protette dedicata alle 43 persone morte nel crollo del 14 agosto

Un ricordo commosso delle vittime del ponte Morandi, insieme con quello del commissario capo Antonio Esposito, ucciso per mano delle Brigate Rosse in un attentato avvenuto su un autobus il 21 giugno del 1978: il capo della polizia Franco Gabrielli è tornato a Genova martedì mattina per l’inaugurazione della sala conferenze che la questura di Genova ha voluto intitolare proprio a Esposito, ed è stato inevitabile tornare con la mente a quel drammatico 14 agosto del 2018, alle cui vittime è stata dedicata un’altra sala del palazzo di via Diaz.

«Una cosa che trovo veramente straordinaria e significativa - ha detto Gabrielli - è che si sia dedicata la sala audizioni protette alle vittime del Ponte Morandi, evidenziando come i nostri uffici di polizia si aprono alle comunità e le tragedie delle comunità. I momenti significativi delle comunità diventano i nostri momenti significativi, e quindi anche questo è quel modo che io amo di una polizia che si fa parte delle comunità». Il capo della polizia ha quindi ringraziato il questore Sergio Bracco, che si prepara a lasciare Genova dopo un periodo così difficile: «È stato un periodo di successi e soddisfazioni, avuti anche grazie a una squadra di eccellenti donne e uomini».

Nel corso della cerimonia, cui hanno partecipato anche il sindaco Marco Bucci, il cardinale Angelo Bagnasco e la vedova di Esposito, Annamaria Musso, è stata scoperta una targa in ricordo del commissario, Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Memoria: 36 anni, sposato e con due figli, dirigeva da alcuni mesi il Commissariato Nervi, dopo essere stato per tre anni dirigente del nucleo antiterrorismo della Questura di Genova e avere in precedenza lavorato nella squadra politica della Questura di Torino.

Nel corso della visita genovese, Gabrielli si è anche soffermato sulle polemiche nate in seguito alla decisione, da parte del ministro Matteo Salvini, di indossare le divise della polizia durante incontri pubblici: «Lo fa per ribadire di sentirsi parte della stessa istituzione - ha detto il capo della polizia - D’altra parte, essendo ministro dell’Interno, lui rappresenta la polizia di Stato. In uno stato democratico il ministro dell’Interno è l’unica autorità di pubblica sicurezza. Ne abbiamo parlato spesso, lui lo fa come gesto di attenzione, per sentirsi parte di una istituzione che, finché non verrà sfiduciato, rappresenta a tutti gli effetti»».

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