Preso il "re dei trafficanti" genovese: «Si preparava a lasciare l'Italia»

Dopo lunghe e difficili indagini, i carabinieri sono riusciti a fermare Gian Marco Usai, il 55enne specializzato in rapine che da 10 anni dominava la piazza di spaccio ligure, e i suoi complici

Uno dei più grandi, se non il più grande, spacciatore di droga sulla piazza genovese, un vero e proprio "imprenditore del crimine" che negli ultimi 10 anni aveva messo in piedi un giro che aveva il suo epicentro proprio nel capoluogo ligure, dove ogni settimana venivano consegnate grandi quantità hashish stoccate in magazzini disseminati su tutto il territorio: dopo mesi di indagini serrate, i carabinieri del nucleo investigativo di Genova sono riusciti a fermare Gian Marco Usai, 55enne genovese con alle spalle una lunga "esperienza" come rapinatore a furgoni portavalori, e due complici, un 28enne e un 30enne entrambi genovesi e incensurati con cui Usai portava avanti i suoi traffici.

Il nome di Usai era finito nel mirino delle forze dell’ordine già lo scorso anno in relazione all’arresto di Mario “Marietto” Rossi, il gangster genovese arrestato per l’omicidio del corriere della droga Giovanni Lombardi: tanti gli incontri tra i due documentati dalle forze dell’ordine coordinate dal pm Alberto Lari, ma impossibile procedere soltanto sulla base degli elementi raccolti, anche se il sospetto che Rossi acquistasse la droga da lui era molto forte. L’accelerata è arrivata a dicembre, quando gli investigatori hanno stretto il cerchio individuando i 4 magazzini utilizzati dagli spacciatori per stoccare i quantitativi di droga che arrivava in Spagna dal Marocco via mare e da qui veniva poi portata con i camion sino a Genova. Lo scambio avveniva all’uscita del casello autostradale: gli uomini di fiducia di Usai, estremamente prudente nel coordinare i propri traffici e mai presente al momento degli scambi, incontravano i corrieri e spostavano il carico di droga sui propri mezzi per poi trasferirli nel magazzino prescelto. 

Ed è stato proprio in uno dei magazzini che i carabinieri hanno trovato 223 kg di hashish confezionato in pacchi di circa 20 kg l’uno “a prova di gommone”, 5 kg e mezzo di cocaina, una macchina conta soldi professionale, di quelle utilizzate anche in banca, e ancora ricetrasmittenti, telefoni e carte d’identità che presumibilmente Usai voleva utilizzare per uscire di scena prima del 2 marzo, giorno in cui sarebbe diventata esecutiva una sentenza della Cassazione che lo condanna a 8 anni di carcere per rapina. Nel box le forze dell’ordine hanno trovato inoltre 100mila euro in contanti, custoditi in una busta di plastica, sequestrati insieme con il carico di droga; un sequestro che ha gettato nel panico gli spacciatori, che si sono immediatamente attivati per cercare di scoprire se il carico fosse stato rubato durante uno dei numerosi furti messi a segno nei garage cittadini o se fosse opera delle forze dell’ordine. Che hanno aspettato uno dei rarissimi incontri - sempre in luoghi pubblici, sempre concordati attraverso comunicazioni “blindate” - tra Usai e il suo uomo di fiducia, un 28enne genovese incensurato residente nel centro storico che aveva come unica occupazione proprio la gestione del traffico di droga, per bloccarli sulla base dei fermi emessi dal pm Alberto Lari.

Un’operazione portata avanti con l’ausilio di moltissimi uomini e risorse da parte dei carabinieri, che hanno fermato anche un cittadino marocchino residente a Milano, identificato come l’intermediario tra Marocco, Spagna e Italia, e un altro genovese di 30 anni che in seguito al sequestro ha messo a disposizione il suo garage per trasferire i nuovi carichi in un posto più sicuro. Le indagini hanno consentito agli investigatori di ricostruire anche il piano di “buona uscita” di Usai e del suo complice: il primo, in attesa della sentenza della Cassazione, si preparava a lasciare l’Italia con i proventi del traffico di droga, mentre il secondo programmava di usare il denaro per uscire dal giro e aprire un ristorante.

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«Siamo molto soddisfatti, si è trattato di un’operazione lunga e complessa che alla fine ha dato i suoi frutti», ha fatto sapere Oreste Gargano, comandante del Nucleo Investigativo, difficoltà sottolineate anche da Lari, che ha chiarito come «Usai non avesse alcuna intenzione di tornare in carcere, ed era diventato molto prudente nella gestione delle sue attività. E’ una persona molto esperta, che in passato si è distinta sulla scena criminale genovese per le numerose rapine messe a segno, tutte di ingente valore». L’udienza di convalida per i fermati è prevista per i prossimi giorni.

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