Mafie in Liguria, Dia: «Infiltrazione silente»

Ci sono anche i lavori di demolizione di ponte Morandi e quelli successivi di costruzione del nuovo viadotto nella relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia relativa al primo semestre 2019

I lavori di demolizione del ponte Morandi e costruzione del nuovo viadotto, la ricostruzione nelle aree colpite dal terremoto del 2016 e le cosiddette 'Grandi Opere'. Sono questi i principali settori nei quali la Direzione investigativa antimafia ha svolto le sue attività di verifica in relazione alle procedure di affidamento ed esecuzione degli appalti pubblici nel primo semestre del 2019.

Nel semestre in esame, riporta la Relazione semestrale della Dia, sono stati eseguiti, in particolare, 544 monitoraggi, nei confronti di altrettante imprese. Contemporaneamente sono stati eseguiti accertamenti nei confronti di 13.004 persone fisiche, a vario titolo collegate alle suddette imprese.

La relazione ricorda quando a giugno personale della Dia di Genova ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del locale Tribunale, a carico di due soggetti di origine napoletana per trasferimento fraudolento di valori. L'indagine ha riguardato una ditta, con sede a Napoli, che aveva acquisito in sub appalto alcuni lavori legati alla demolizione del ponte Morandi. La società era già stata oggetto di un'interdittiva antimafia della Prefettura di Genova del precedente mese di maggio.

«Sebbene la camorra non annoveri sodalizi strutturati nella provincia di Genova - si legge nella relazione -, essa non è risultata estranea, anche di recente, a tentativi di infiltrazione nell'economia legale. In proposito, proprio l'indotto inerente i lavori di demolizione e ricostruzione del Ponte Morandi costituisce ulteriore fonte di attrazione criminale. Il 18 giugno 2019, nell'ambito dell'operazione 'Var', la Dia ha eseguito, in Liguria e in Campania, un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell'amministratore di fatto di una società con sede legale a Napoli - già impegnata, in sub-appalto, nei lavori di demolizione del Ponte Morandi - e di una donna considerata prestanome nell'ambito della medesima compagine societaria».

«In particolare l'uomo - prosegue la relazione -, un 65enne napoletano residente a Rapallo, effettivo amministratore della società, è risultato già condannato per associazione per delinquere in un procedimento nel quale erano coinvolti affiliati al clan Misso-Mazzarella-Sarno, appartenenti all'organizzazione camorrista 'nuova famiglia'. L'uomo aveva una condanna anche per estorsione tentata in concorso, con l'aggravante di aver commesso il fatto con modalità mafiose, in un altro procedimento da cui emergevano rapporti con il sodalizio camorristico D'Amico, radicato nel rione Villa di Napoli e riconducibile ai Mazzarella».

«Dalle indagini - si legge ancora - condotte dalla Dia è emerso chiaramente il disegno criminoso dei due indagati, che ha visto la donna operare come un prestanome delle attività dell'uomo, il quale - dopo che la società era stata estromessa dal sub appalto relativo ai lavori di demolizione del ponte Morandi - si era già attivato per formare una nuova compagine sociale composta da congiunti e persone fidate per continuare a operare nello stesso settore».

«Per quanto concerne le organizzazioni criminali straniere - prosegue la relazione -, è accertata l'operatività di sodalizi maghrebini e centroafricani (soprattutto nel centro storico di Genova), sudamericani, ma anche rumeni ed albanesi, stanziali o in transito sul territorio, dediti al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare hashish e marijuana e, in quantitativi minori, cocaina».

La Dia ricorda anche il sequestro di oltre due tonnellate di cocaina, avvenuto nel porto di Genova nel gennaio 2019, e il relativo arresto di un trafficante in Spagna.

In particolare la Liguria «resta, dunque, una regione con un’economia molto attrattiva per la criminalità organizzata. Le strutture di 'ndrangheta attive nelle diverse province liguri hanno privilegiato, nel tempo, la logica degli affari, che punta a un'infiltrazione silente dell'economia. Le esperienze investigative dei tempi recenti hanno inoltre evidenziato interazioni con organizzazioni autoctone, cosa che ha generato una commistione tra le diverse espressioni criminali. Riprendendo alcune considerazioni già espresse in precedenti Relazioni, è opportuno rimarcare come la capacità dei sodalizi - soprattutto quelli calabresi - di dissimulare la propria azione nel contesto socio-ambientale della Liguria abbia impedito una piena comprensione della gravità del fenomeno mafioso nel territorio regionale».

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