Morandi, due settimane di ritardo sulla demolizione

I giorni si sono accumulati a causa del vento, dell’iter giudiziario e del cambio di piani legato all’esplosivo. Bucci: «La data di inaugurazione resta 15 aprile 2020»

Un ritardo di due settimane rispetto al cronoprogramma, che al momento non inficia però sul risultato finale: il sindaco-commissario Marco Bucci rassicura ancora una volta sul fatto che, nonostante gli imprevisti legati alla demolizione, il nuovo ponte sul Polcevera sarà pronto «ad aprile 2020».

Il ritardo è stato confermato mercoledì mattina nel corso di una commissione consiliare in cui il direttore della struttura commissariale, Roberto Tedeschi, ha riferito a Tursi sull’andamento dei lavori di demolizione del ponte Morandi: in totale sono due le settimane “perse” a causa delle condizioni atmosferiche (il vento in primis), l’iter giudiziario e gli accertamenti della procura sul crollo del 14 agosto, le bonifiche da eventuali reperti bellici presenti in cantiere (poi non trovati), e l’abbandono dell’esplosivo per la demolizione della pila 8 dopo il ritrovamento di particelle di amianto nella struttura.

«L’architetto ha ragione a dire che ci sono attività ritardate, ma questo non vuol dire che ci siano due settimane di ritardo sull’apertura del ponte, che rimane fissata per il 15 aprile 2020 - ha commentato Bucci in mattinata - Per quanto riguarda la demolizione, non sappiamo ancora quanti palazzi di via Porro e via del Campasso verranno abbattuti: Tedeschi ha detto 4 su 7, ma dipende dal piano che sceglieremo per le pile 10 e 11. Il progetto originale prevedeva più demolizioni, vedremo a fine mese cosa sceglieremo. Certo è che senza esplosivo le operazioni dureranno e costeranno di più».

L’orientamento del commissario, dunque, sembra essere quello di procedere con l’esplosivo almeno per le pile 10 e 11. La presenza di amianto (seppure non in quantitativi superiori alle soglie previste per legge) resta però una questione che potrebbe impedire l’utilizzo delle cariche. 

La discriminante, nella scelta, sarà il piano messo a punto dai demolitori per limitare la dispersione delle polveri causare dall’esplosione. Bucci ha confermato che tra le opzioni prese in considerazione c’è quella dell’evacuazione della zona interessata: «Stiamo anche pensando di mandare tutte le persone in albergo per 2-3 giorni sinché l’area non sarà ripulita. Si tratta di un’area che va da 250 a 500 metri, parliamo dunque di un numero di persone che va dalle 500 alle 1000 - ha confermato - ma è solo un’ipotesi al momento. Stiamo valutando parecchie cose, contiamo di arrivare a una soluzione entro fine mese».

Confermata, invece, la riapertura di via a Fillak per Pasqua, massimo Pasquetta: «Siamo pronti per il 22 - ha concluso Bucci - Credo che ogni giorno di apertura sia di beneficio per traffico e residenti».

Potrebbe interessarti

  • Cos'hanno in comune il Matitone e il grattacielo più alto del mondo?

  • Cannelli di zolfo: un antico rimedio naturale "made in Liguria" contro il torcicollo

  • I genovesi sono davvero tirchi? Tre barzellette per scherzare su questa "leggenda metropolitana"

  • Dialetto curioso: cos'è la "ca do diao"? E la "ca da pèsta"?

I più letti della settimana

  • Tragedia a Sampierdarena, 19enne muore cadendo nella tromba delle scale

  • Cade dalla finestra e precipita su nonna e nipote: tragedia a Castelletto

  • Schianto in A7: muore 19enne, gravissimi due amici

  • In Lungomare Canepa apre "Belin", il bar "autogrill" tutto genovese

  • Tragedia sul Monte Bianco: muore vigile del fuoco genovese, gravissimo collega

  • Spaccia in centro storico, Cassazione annulla arresto: «Vicoli hanno aiutato la polizia»

Torna su
GenovaToday è in caricamento