Demolizione Morandi, diffusa la roadmap delle esplosioni: si inizia il 9 marzo

La prima a essere abbattuta con microcariche è la pila 8, poi ci si sposterà (dal 21 marzo) sul troncone est. E qui le cose si complicano, anche a causa delle polveri: ecco cosa dice la nuova relazione tecnica

Prima esplosione il 9 marzo, ultima esplosione il 25 giugno: la struttura commissariale del sindaco Marco Bucci mette su carta la road-map della demolizione del ponte Morandi, svelando anche le modalità con cui la pila 8 (quella del troncone ovest più vicina al Polcevera) e le pile 10 e 11 del troncone est verranno rase al suolo. 

La relazione co-firmata da Rina Consulting e dall’associazione temporanea di imprese che si occupa dei lavori di demolizione ha fissato per il 9 marzo l’esplosione della pila 8 mediante utilizzo di esplosivo, e per il 25 maggio la conclusione delle operazioni sul troncone ovest, prevedendo che per quella data tutte le travi tampone e le pile saranno scomparse. E se per le sezioni che sorgono tra una pila e l’altra verrà utilizzata la tecnica dello strana-jack, così come accaduto per le due già calate, per le pile (esclusa la 8) verranno demolite con escavatore e pinza meccanica.

Prove di distruzione: cinque tonnellate giù dal ponte Morandi | Video

Come verrà demolita la pila 8: «O detonano tutte le cariche o non detona nulla»

Per quanto riguarda la pila 8, al fine di ottimizzare i tempi e la logistica delle operazioni di cantiere le imprese e la struttura commissariale hanno decido di utilizzare micro cariche esplosive che mineranno le 8 colonne che la compongono a tre differenti altezze. 

Gli inneschi saranno di tipo misto elettrico/ad urto oppure elettronici. La parte elettrica sarà collegata in serie e sensibilizzata via cavo: il collegamento in serie, sottolinea la relazione, è il più sicuro, poiché permette il controllo del tiro mediante apposito tester con riscontro immediato del valore previsto teorico. Inoltre impedisce l’esclusione di qualche carica per difetti del circuito. In una frase, sottolineano i tecnici, o detonano tutte le cariche o non detona nulla. 

I detonatori saranno 18, e verranno innescati con ritardo di 25 millisecondi uno dall’altro: l’esplosione durerà in totale 0,45 secondi. Per far sì che la pila crolli su se stessa verticalmente, i microritardi verranno distribuiti nei pilastri con tempo crescente a salire, dal basso verso l’alto: le prime cariche a detonare saranno quelle posizionate alla base dei pilastri con progressione alternata verso l’alto. I detonatori elettrici attiveranno serie di inneschi ad onda di shock a loro volta micro ritardati, per ridurre la carica cooperante nell’ambito anche del singolo pilastro. 

Troncone di levante, date e modalità di demolizione

Per quanto riguarda invece il cantiere di levante, e dunque il troncone est, la situazione è, come ormai noto, più complicata: le date parlano di inizio operazioni il 21 marzo e fine il 25 giugno, con 36 giorni dedicati alla demolizioni dei palazzi già a partire dal 21 marzo. L’esplosione delle pile 11 e 10 sono state programmate rispettivamente per sabato 23 marzo e lunedì 6 maggio 2019. 

Prima di procedere con la demolizione della pila 10, dunque, sarà necessario demolire gli edifici di via Porro, e dunque mettere in sicurezza quanto resta del ponte, che a oggi è “in condizioni di carico asimmetrico che non era previsto in progetto”, come si legge nella relazione. 

Verranno perciò realizzate le famose torri d’acciaio, tre per lato, che verranno collocate nelle zone di ancoraggio degli stralli, all’estremità di ponente dell’impalcato della pila 10 ai lati del tampone 11. Eseguita questa operazione, sarà possibile bonificare i palazzi di via Porro sfollati dal 14 agosto, eliminando l’amianto, e poi procedere con la demolizione tramite esplosivi.

Onda d'urto, frammenti e polveri: cosa dice la relazione

Il progetto di demolizione sarà sviluppato in collaborazione con il politecnico di Torino, e prevede la pianificazione delle opere di mitigazione dell’impatto sulle strutture che sorgono vicino al cantiere (e dunque i palazzi e i capannoni) e lo studio previsionale della propagazione dell’onda d'urto generata a seguito dell’abbattimento. 

La dinamica di esplosione e la preparazione delle strutture è la stessa sia per la pile 10 sia per la 11: inevitabile, secondo la relazione, che frammenti di ponte vengano proiettati verso l’esterno e che si formino nubi di polvere intorno all’area interessata, una delle principali preoccuazioni dei residenti di Certosa e delle zone prossime al cantiere.

Il progetto esecutivo prevede dunque l’utilizzo di reti metalliche di contenimento e letti di caduta per le porzioni prodotte dalla demolizione, cui si aggiungerà un'area “rossa” con un raggio di almeno 300 metri off-limit per pedoni e veicoli: la stima attuale è che gli effetti delle esplosioni siano imitati a un raggio di 100 metri dalle pile. 

Per quanto riguarda invece le polveri, l’effetto verrà stimato sulla base di simulazioni di propagazione in aria di contaminanti gassosi e particolati: le protezioni, si sottolinea nella relazione, “possono essere solo parziali e riferite a irrorazione di acqua delle aree interessate dalla caduta dei detriti”. Nella relazione viene evidenziato anche che “l’emissione dovuta alle esplosioni è limitata a 3 interventi e ha un effetto di durata paria a pochi minuti”.

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