Crollo Morandi, in tribunale l'udienza del secondo incidente probatorio: «Pressioni sui periti»

Al centro del dibattito l'esame delle cause alla base della tragedia del 14 agosto. E nei giorni scorsi il gip aveva segnalato alla procura pressioni da parte dei consulenti degli indagati: «Svolgimento del loro lavoro poco sereno»

Si è tenuta venerdì mattina a Palazzo di Giustizia, l’udienza del secondo incidente probatorio sulla tragedia di ponte Morandi, un dibattimento finalizzato a esaminare le cause del crollo che è costato la vita a 43 persone. Un’udienza di fatto interlocutoria, in cui si dovrebbe formalizzare la proroga dei termini di deposito della perizia, ma su cui nei giorni scorsi si sono allungate alcune ombre di natura processuale che hanno fatto salire la tensione.

Il giudice per le indagini preliminari, Angela Nutini, ha infatti segnalato alla procura che i consulenti degli indagati (71 persone più le due società, Autostrade per l’Italia e Spea), avrebbero fatto pressioni sui suoi periti nel corso di una riunione risalente allo scorso dicembre, pressioni che «rendono lo svolgimento del lavoro poco sereno», come è stato spiegato in una relazione consegnata al procuratore capo Francesco Cozzi, che dovrà ora valutare se vi sono estremi di reato e se ci sono gli estremi per aprire un fascicolo per oltraggio a pubblico ufficiale.

Nella relazione, stando a quanto trapelato, il gip ha segnalato che uno dei consulenti degli indagati si sarebbe rivolto ai periti chiarendo che «nessuno si deve vendere». Stando a quanto riferito dai periti del gip, tutto sarebbe accaduto nel corso di una riunione risalente allo scorso 19 dicembre in cui si doveva discutere, appunto, delle operazioni peritali. Alcuni tecnici di parte avrebbero chiesto di poter effettuare delle prove di carico su una trave dell’impalcato, sostenendone i costi. I risultati delle prove, chiedevano i consulenti, avrebbero dovuto essere acquisiti agli atti. I periti del gip si sarebbero opposti ritenendo il test superfluo, ma nei giorni seguenti - denunciano i periti stessi - avrebbero ricevuto «pressioni costanti» dai consulenti delle parti, che avrebbero impedito di «svolgere serenamente» il loro lavoro.  Il gip ha quindi deciso di segnalare l’accaduto alla procura.

I tecnici avrebbero dovuto consegnare la perizia nella seconda metà di dicembre, ma avevano chiesto una proroga di tre mesi alla luce dell’enorme quantità di materiale da analizzare. La perizia, se non dovessero arrivare altre richieste di proroga, dovrebbe quindi essere consegnata a metà marzo, e discussa poi nel corso dell’udienza del 22 aprile. 

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La procura aveva formulato una richiesta di incidente probatorio con 40 quesiti che ripercorrevano la storia del ponte fino al crollo, il 14 agosto 2018. Lo scorso luglio si era concluso il primo incidente probatorio, quello sullo stato del viadotto al momento del crollo, per cui erano stati inviati reperti del ponte crollato nel “super laboratorio” svizzero. 

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