«Basta prigioni marine», un corteo per chiedere la chiusura dei delfinari

Organizzata a livello nazionale, la protesta ha raccolto adesioni anche a Genova, dove sabato 18 febbraio i manifestati partono da piazza della Vittoria per arrivare sino in piazza Caricamento

«Basta prigioni marine»: questo lo slogan che accompagnerà il corteo che sabato sfilerà per le vie della città sino a raggiungere l’Acquario di Genova per chiedere la chiusura di delfinari e parchi marini.

La protesta è organizzata a livello nazionale dalle associazioni animaliste, e nel capoluogo ligure ha trovato l’appoggio di Animalisti Genovesi e Animalisti Onlus, che hanno dato appuntamento ai partecipanti per il 18 febbraio alle 15 in piazza della Vittoria. Da lì il corteo si dirigerà verso piazza Caricamento, fermandosi davanti all’Acquario, il più grande italiano e il secondo più grande in Europa.

«Un delfino costretto in un delfinario può vivere la metà degli anni di un delfino che vive in mare. Nei delfinari o acquari infatti raramente un delfino vive oltre i 20 anni, viceversa in mare vive fino ad oltre 50 anni», fanno sapere le associazioni promotrici dell’iniziativa, spiegando che «molti studi scientifici dimostrano che nei delfinari questi cetacei si ammalano di più, diventano aggressivi, hanno problemi digestivi, di depressione e a volte sono stressati al punto di avere bisogno di farmaci». 

«Gli acquari, gli zoo marini e i delfinari sono strutture con finalità di lucro che utilizzano i delfini per esibirli in spettacolo e numeri di carattere “ludico” - concludono le associazioni - In realtà i delfini sono costretti a lavorare per divertire i visitatori. Queste esibizioni non hanno nulla di naturale, vengono indotte con pratiche di addestramento contrarie alla natura dei delfini, tra cui la privazione di cibo». 

La manifestazione, condivisa sui social network, ha già ricevuto decine di adesioni da parte di chi è deciso a scendere in piazza per dare voce alla protesta: «Nel maggio del 2013, l’India ha proibito i delfinari sulla base del riconoscimento dei delfini come “persone non umane”. Già molti non hanno delfinari o ne hanno proibito l’apertura: Austria, Croazia, Cipro, Estonia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria, ma anche il Vietnam, Messico, Malesia, Cile e il Costa Rica - fanno sapere le associazioni - Chiediamo che anche l’Italia vieti la reclusione dei Tursiopi».

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