Corteo antifascista, in migliaia in piazza

La manifestazione è partita dalla Stazione Marittima alle 17.30, il serpentone ha seguito lo stesso percorso fatto 58 anni fa ed è arrivato in piazza De Ferrari

Il corteo in via Gramsci

Si è concluso intorno alle 20 in piazza De Ferrari  il corteo anti-fascista organizzato a Genova  partito sabato pomeriggio dalla Stazione Marittima: una manifestazione partecipatissima, che aveva il fine di ricordare,  58 anni dopo, i fatti del 30 giugno 1960, giorno in cui il capoluogo ligure avrebbe dovuto ospitare il congresso nazionale del Movimento Sociale Italiano e migliaia di persone scesero in piazza per impedirlo, riuscendoci.

I partecipanti al corteo, organizzato da Camera del Lavoro, Anpi, Arci, Assemblea Antifascista e Comunità di San Benedetto, hanno iniziato a radunarsi intorno alle 17: alcuni di loro hanno deciso di appendere al collo cartelli con riprodotte delle zecche, in simbolica protesta contro le affermazioni fatte di recente dall'assessore comunale alla Sicurezza, Stefano Garassino.

Il corteo, composto da migliaia di  persone, ha seguito lo stesso percorso di 58 anni fa (con conseguente chiusura delle strade): dalla Stazione Marittima si è diretto verso via Gramsci, da dove intorno alle 18 ha imboccato largo Zecca per dirigersi verso Corvetto e via XX Settembre, arrivando poi sino in piazza De Ferrari.

La manifestazione è stata seguita passo passo dalla Digos, ed è stata gestita da un servizio d’ordine intento: non è mancato qualche coro contro il sindaco di Genova, Marco Bucci, e contro l'assessore alla Legalità, Stefano Garassino, ma tutto si è svolto senza particolari problemi legati alla sicurezza. Qualche fumogeno all'arrivo in piazza De Ferrari, poco prima delle 20, e una simbolica protesta contro il consolato turco, che sede nel palazzo Doria De Fornari: una giovane con indosso una tuta bianca e una maschera rossa e verde è salita su una scala e ha appeso la bandiera di un partito indipendentista curdo proprio sopra l'ingresso. Ma è stato l'unico gesto "eclatante" nel corso di un corteo che si è svolto senza intoppi, complice anche il servizio d'ordine interno, e che ha visto la partecipazione di famiglie, bambini, giovani e anziani.

Alla manifestazione non sono state ammesse bandiere o simboli di partito, come richiesto da tutte le associazioni organizzatrici. Monito espresso dopo l’annuncio, da parte di alcuni esponenti del Pd, della partecipazione alla manifestazione: «Il 30 Giugno è una giornata della città aperta a tutte/i le cittadine ed i cittadini che condividono gli ideali di chi l'ha promossa dal primo giorno a oggi - ha fatto sapere Genova Antifascista - Ricordiamo nuovamente, qualora ce ne fosse bisogno, che non saranno ammesse né bandiere né simboli di partito e che sarà cura degli organizzatori far rispettare questa nostra decisione senza se e senza ma».

La Cgil, dal canto suo, aveva ricordato in una nota che «la giornata non è finalizzata solo al ricordo e alla celebrazione. I recenti fatti avvenuti a Genova, la presenza ufficiale di rappresentanti del Comune alla commemorazione dei morti di Salò, la mancata presa di distanza del sindaco, l’apertura di sedi di ispirazione fascista danno un chiaro segnale di un tentativo in atto di sdoganare persone e fatti già sconfitti dalla storia. La stessa situazione nazionale, con una politica che incita all’odio, va in una direzione completamente opposta ai valori espressi il 30 giugno 1960. La manifestazione ha l’intento di dimostrare che Genova è e resta una città antifascista».

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Il livello di tensione intorno al corteo si era alzato nei giorni scorsi, quando in occasione dell’ultima seduta del consiglio Comunale l’assessore alla Legalità, Stefano Garassino, in risposta a un’interrogazione sui responsabili delle scritte anti-fasciste sui muri della città aveva detto che «la polizia locale ha acquisito le immagini dei responsabili delle scritte antifasciste sui muri della città e le ha girate alla Digos, e non ci saranno sconti per quelli che si definiscono zecche». Garassino si era poi rivolto alla Cgil invitandola a «espellere dalla manifestazione questi soggetti». 

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Dure le repliche di Cgil e Anpi, mentre il sindaco Bucci, interpellato sulla questione, ha tentato di calmare gli animi dicendosi tranquillo sull’andamento della manifestazione: «Non sono informato sui contenuti e non so se andrò, vedrò i miei programmi - ha detto il primo cittadino - Sarò il primo a congratularmi con gli organizzatori - ha detto Bucci - se riusciremo a fare una manifestazione senza scritte sui muri, senza rotture di vetrine, senza problemi di ordine pubblico».

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