Coronavirus, oltre 600 contagi e 50 morti: «Arriva il picco, rispettiamo le regole»

Come previsto, il numero di persone contagiate in Liguria cresce e in questa settimana è atteso il picco. Preoccupano i dispositivi di protezione, ma Toti rassicura: «Stanno arrivando»

Foto: Ansa

Oltre 600 persone contagiate dal coronavirus in Liguria, 50 persone che per il virus sono morte, 42 quelle guarite. A una settimana dall’entrata in vigore del decreto che ha reso tutta Italia una grande zona protetta, i numeri del contagio, come previsto, salgono, ma la speranza è che tra qualche giorno la curva inizi a stabilizzarsi e l’aumento costante degli ultimi giorni si fermi.

Rispetto a domenica, infatti, lunedì i contagi erano 93 in più, rispecchiando il trend dei giorni scorsi. Dei 617 contagiati, 328 sono ricoverati in ospedale, 247 si stanno curando a casa, in isolamento, e proprio tra loro ci sono i guariti, che risultano però ancora positivi. E i numeri sono destinati inevitabilmente a salire nei prossimi giorni, quando è atteso un picco tanto temuto quanto anticipato, sia dai medici sia dalle autorità, anche il governatore ligure, Giovanni Toti, ha confermato che a oggi i casi, pur continuando a salire, restano sotto la curva di previsione e i dati lasciano sperare di riuscire a contenere l'emergenza.

Coronavirus, i decessi

Il dato preoccupante sono i decessi: tra domenica e lunedì sono morti un 78enne genovese al San Martino, una donna di 80 anni anche lei genovese al San Martino, un uomo di 91 anni di Sestri Levante deceduto all’ospedale di Sestri Levante e ben tre persone al Villa Scassi (un 76enne, un 89enne e una 84enne, tutti genovesi).

Lunedì mattina la notizia di altre persone decedute, due al San Martino e una al Sant'Andrea della Spezia. Nel primo caso si tratta di una paziente nata e residente nella provincia di Milano di 90 anni ricoverata nel reparto di Rianimazione, e un paziente ecuadoriano di nascita ma residente a Genova di 73 anni ricoverato nel reparto Osservazione Breve Intensiva (ubicato all’interno dei percorsi del Pronto Soccorso) morto alle 2.45 della notte tra domenica e lunedì. Nel secondo, di un paziente residente nella provincia della Spezia di 87 anni ricoverato nel reparto Malattie Infettive, deceduto nella notte.

Hanno inoltre perso la vita, sempre al San Martino, un 87enne genovese ricoverato nel reparto di Immunologia, un uomo di 90 anni di origini astigiane residente a Riva Ligure (Imperia), che si trovava ricoverato nel padiglione 10, una paziente residente a Genova  di 75 anni, anche lei ricoverata nel reparto di Immunologia, deceduta lunedì mattina.

Coronavirus, i pazienti ricoverati e i posti in Terapia Intensiva

Stando a quanto riferito dal governatore ligure Giovanni Toti, il piano di riorganizzazione e potenziamento degli ospedali dovrebbero portare a 150 i posti di terapia intensiva in tutta la Liguria.

A oggi al San Martino, hub regionale per la gestione del coronavirus, sono 70 le persone ricoverate, 32 i Malattie Infettive, 24 in Rianimazione e 14 al Padiglione 10.
 
La direzione sanitaria del policlinico, che ormai da 10 giorni si riunisce alle 12 in Direzione Generale in Unità di Crisi con tutti i principali soggetti coordinatori dell’emergenza, ha segnalato che da lunedì sono preventivamente a disposizione 12 nuovi posti letto nella nuova Rianimazione Cardio Chirurgica, ubicata al secondo piano del Monoblocco. Nelle altre Asl, a lunedì i dati fornivano il seguente quadro:

  • Asl1 - 47 pazienti (di cui 8 terapia intensiva)
  • Asl2 - 52 pazienti (di cui 12 terapia intensiva)
  • ASL 3 Colletta di Arenzano/Gallino Pontedecimo – 3 pazienti
  • Asl 3 Villa Scassi – 14 
  • Asl4 – 10 (di cui 2 terapia intensiva) 
  • Asl5 - 37 (di cui 8 terapia intensiva)
  • Ospedale Galliera - 40 (di cui 8 terapia intensiva)
  • Ospedale Evangelico – 35 (di cui 8 terapia Intensiva)
  • Altri reparti ospedalieri – 52 

Due persone sono state invece dimesse dal reparto Malattie Infettive del San Martino, aggiungendosi alle 1.604 persone che si trovano attualmente in sorveglianza attiva a casa, e che vengono contattate quotidianamente dalla Asl per riferire sulle proprie condizioni di salute.

«Sono numeri sostanzialmente attesi - ha detto il governatore Toti - La situazione è più o meno sotto controllo, si tratta di una situazione in evoluzione. Sino a ora sono soddisfatto di come ha risposto tutto il mondo sanitario senza alcuna eccezione. I numeri ci dicono anche che quanto predisposto da noi nelle settimane passate potrebbe essere sufficiente a garantire un volume di cure anche per sindromi severe molto importanti, sempre che le procedure di distanziamento sociale applicate dalla settimana scorsa continuino con rigore e attenzione. Stiamo lavorando ininterrottamente per aumentare la nostra offerta ospedaliera, ore fa ho visitato il cantiere del San Martino dove nei prossimi giorni avremo ulteriori 120 posti letto per terapie sub-intensive e intensive per intubare i pazienti più gravi. 

«La situazione è difficile e il bollettino delle vittime, 17 in più, non ci può lasciare sereni e siamo vicini a tutti coloro che in questo momento soffrono perché hanno perso qualcuno. Se continueremo a comportarci come dobbiamo - è stato l’appello del governatore ligure - penso che riusciremo a vedere la luce all’orizzonte»

La Lombardia chiede aiuto: pronto il trasferimento in Liguria

Sulla base della risposta del sistema sanitario ligure, il governatore Toti ha dato disponibilità alla Regione Lombardia per accogliere in Liguria alcuni pazienti che necessitano di Terapia Intensiva: «La Regione Lombardia ci ha chiesto un aiuto, e noi abbiamo dichiarato di poter offrire tre terapie intensive per persone che in Lombardia sono in difficoltà, perché lì le terapie intensive sono allo stremo», ha detto Toti, aggiungendo che già da martedì potrebbero essere organizzati i trasferimenti.

Emergenza mascherine, la Liguria attiva produzione autonoma 

Sul fronte mascherine, tra i più importanti al momento per consentire al personale sanitario di operare, Toti ha chiarito che a oggi la Regione si sta attivando per garantire un flusso continuo di approvvigionamenti indipendente da quello governativo.

«Ringrazio il commissario Arcuri e il commissario Borrelli che si stanno spendendo moltissimo per rifornirne il paese - ha detto Toti - ma per il momento i flussi sono largamente insufficienti per il fabbisogno totale della Liguria, se non irrilevanti. Delle 80mila in consegna questa sera, solo 4.500 sono del modello FPP2 che servono ai nostri sanitari per lavorare nei reparti in cui ci sono i contagiati, le altre sono chirurgiche. Mi auguro che le linee di rifornimento acquistino spessore, ovviamente ci siamo mossi perché non stiamo con le mani in mano, stiamo costruendo una rete logistica di forniture liguri con fornitori nostri che nelle prossime ore inizieranno ad arrivare e ci auguriamo di essere autosufficienti. Le mascherine sono perlopiù prodotte in Cina e occorre trasportarle qui nonostante le difficoltà logistiche».

«Il fabbisogno quotidiano di mascherine è molto alto, parliamo di mascherine FFP2, e 4000 pezzi sono quelli che ci servono per una giornata - ha aggiunto l’assessore alla Protezione Civile, Giacomo Giampedrone noi non facciamo polemica, da mercoledì in poi i canali che abbiamo attivato come protezione civile extra dipartimento nazionale per andare in giro nel mondo e reperire quantitativi idonei inizieranno a dare un flusso continuo di cui la nostra sanità, tutto il comporta pubblico ligure, ha bisogno per affrontare questa emergenza: abbiamo attivato linee perché ci arrivino un milione di kit per i prossimi 20-30 giorni. Inizieremo mercoledì sera a recuperare un carico che arriva dalla Cina e che ci è stato donato ed è stato arrivato a Malpensa, lo consegneremo al centro di smistamento dell’ospedale San Martino, che è l’unico centro di smistamento che esiste attualmente in Liguria» 

«Per quanto riguarda l’uso personale delle mascherine - ha concluso Toti - va ricordato che mantenere le distanze è l’unico modo per proteggersi, lavarsi le mani e non toccarsi sono le uniche vere raccomandazioni che valgono. Una persona che ha sintomi e pensa di essere rischiosi per altri è giusto che indossi una mascherina chirurgica di impedire a se stesso di infettare, ma una persona sana non ha alcun bisogno di indossare la mascherina, anche l’uso delle mascherine deve essere regolato da buon senso. Noi oggi, come ho già detto, dobbiamo consolidare la linea di rifornimento per chi ne ha davvero bisogno, e cioè il sistema sanitario, chi opera negli ospedali, chi lavora sulle ambulanze e chi va dai malati. Dopodiché passeremo anche a distribuirle ad altre categorie che potrebbero averne necessità, in fabbrica o in cantiere per esempio. C’è però ovviamente una scala di priorità».

Nel frattempo, domenica, un'ordinanza di Regione Liguria ha imposto alle farmacie di dirottare sugli ospedali le loro scorte di mascherine.

Coronavirus, assunte 122 persone per rafforzare il sistema sanitario ligure

La vicepresidente della Regione e assessore alla Sanità, Sonia Viale, ha confermato che sono stati attivati percorsi e procedure consentiti dalla legge per rafforzare l’organico nelle Asl liguri: «Simao riusciti ad assumere 122 unità di personale diversificato in varie qualifiche e professioni, siamo stati al policlinico San Martino, abbiamo visitato gli spazi che verranno utilizzati per alta intensità e sub intensiva, ringraziato il direttore generale Ucci che rappresentata complessa macchina San Martino

Dimissioni protette: pronti 50 posti nella rsa Villa Cembrano, si lavora alla nave

Sono già pronti, intanto, i primi posti dedicati alle dimissioni protette di pazienti guariti che devono restare in osservazione prima di poter tornare a casa.

«Abbiamo firmato il contatto con la rsa Villa cembrano - ha detto Giampedrone - e da domani avremo a disposizione 51 posti per persone che hanno questa necessità. Martedì pomeriggio sarò a Cairo per il sopralluogo nella Scuola Penitenziaria che ci consentirà di avere oltre 120 posti in Liguria per queste degenze protette, credo sia un grande lavoro fatto, e stiamo lavorando per valutare l’allestimento della nave in porto a Genova, che è un altro degli hub che stiamo prendendo in considerazione per queste valutazioni che saranno nel tempo sempre più necessarie per sgravare i letti di ospedale da persone guarite, ma che avranno bisogno di un accompagnamento».

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Coronavirus, primo weekend blindato: la polizia interviene sulle alture

Nel primo weekend di isolamento generale, i genovesi sembrano avere recepito le indicazioni ed essere riusciti a resistere alla tentazione di uscire per godersi la domenica di sole e temperature miti. I luoghi che lo scorso weekend erano stati presi d’assalto - Boccadasse, i lungomare in generale - sono apparsi pressoché vuoti, anche se le autorità sono dovute intervenire al Righi, sul monte Fasce e in generale sulle alture perché molte persone hanno pensato di andare a cercare un po’ di solitudine nei boschi ritrovandosi alla fine tutti insieme,

«Quello che stiamo facendo - ha detto Toti - ci aspettiamo inizi a dare risultati dal prossimo fine settimana, quando speriamo di osservare un iniziale calo della curva dei contagi. Non dobbiamo mollare, credo che siamo sulla buona strada ma i prossimi giorni saranno duri davvero e non dobbiamo abbassare la guardia di un centimetro». 

A oggi le persone arrivate in Liguria da altre regioni sono tra le 6 e le 7mila, almeno prendendo in esame le segnalazioni arrivate nei giorni scorsi: «Vanno analizzate perché alcune sono qui per motivi di lavoro - ha detto Toti - È evidente che oggi tutti dobbiamo rimanere nelle nostre case senza effettuare spostamenti, se non per i comprovati motivi previsti. È ancora vigente il divieto per gli albergatori di ospitare turisti da altre regioni se non per motivi lavoro».

Carabinieri, polizia e Locale continuano quindi a pattugliare le strade, e non è diventato affatto raro notare volanti che con la sirena percorrono strade di quartieri per cercare di disperdere persone che, con la scusa della spesa al supermercato o della passeggiata con il cane, si attardano in strada chiacchierando con il vicino che non vedono da tempo, non rispettano la distanza di sicurezza di almeno un metro e creano gli ormai famigerati e temuti assembramenti.

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Strutture per anziani a rischio, Viale: «In arrivo protezioni anche per loro»

Preoccupa al momento anche la situazione delle case di riposo e nelle strutture che ospitano anziani, soprattutto dopo il caso di Bogliasco (una degente morta al san Martino e tutti gli ospiti in quarantena) e quello sulle alture di Genova. In una regione in cui la percentuale di anziani è molto alta, e in cui sono presenti 12mila posti letto complessivi, di cui 7500 sono a contratto, convenzionati e accreditati con il sistema sanitario regionale, il rischio che il coronavirus possa entrare nelle rsa è troppo alto per poter essere sottovalutato.

«Il confronto e rapporto con gli enti gestori è serrato e l’attenzione da parte di Regione è massima: sono parte integrante del nostro sistema con cui affronteremo questa emergenza fianco a fianco», ha detto Viale - Abbiamo recepito le criticità che ci sono state manifestate, che sono simili a quelle che sta affrontando il personale impegnato negli ospedali, a partire dalla mancanza di DPI. Se fino ad oggi le strutture si sono rifornite autonomamente, è chiaro che, terminate le scorte, questo non è più possibile perché i singoli ordinativi vengono sequestrati. Per questo motivo abbiamo assicurato agli enti gestori che, in base alle quantità disponibili, saranno inseriti nel circuito della distribuzione dei dispositivi da parte di Regione, in quanto si tratta di luoghi ‘sensibili’, a rischio».

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A oggi l’accesso alle strutture è regolamentato dai gestori, che possono vietare l’ingresso ai parenti o alle badanti nei casi in cui rappresenti un rischio per gli ospiti. Sul fronte dipendenti, «abbiamo condiviso una regola - ha detto l’assessore Viale - per le assunzioni straordinarie che, secondo quanto previsto dalle disposizioni nazionali, saranno effettuate in deroga alle normative, le nostre aziende ospedaliere e sanitarie non attingeranno dal loro personale: gli enti gestori sono una componente essenziale del nostro sistema di welfare che non può essere in alcun modo indebolita in questo momento di difficoltà».

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