Coronavirus, Toti lancia le linee guida per la Regione: «In caso di contatti autodenunciarsi è dovere sociale»

La situazione in Liguria, i provvedimenti che verranno adottati, le modalità di gestione di casi o presunti tali, le raccomandazioni e i chiarimenti sull'isolamento: tutti gli aggiornamenti relativi all'epidemia

Mattinata di riunione in prefettura tra Regione, Protezione Civile, sindaco di Genova, Anci e Alisa per dettare le linee guida di gestione dell’epidemia di coronavirus. A oggi, ha sottolineato il governatore ligure, in Liguria non ci sono casi accertati, ma una cinquantina di persone in isolamento volontario perché provenienti da aree a rischio, non soltanto estere ma anche dalle tre regioni italiane in cui sono stati accertati casi, e dunque Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna.

Il governatore ligure, insieme con l’assessore alla Sanità Sonia Viale e al sindaco Marco Bucci, ha nuovamente spiegato come muoversi in caso di sospetto contagio, appellandosi al dovere sociale: «Chiunque provenga da aree di infezione, interne o esterne all’Italia, si rivolga immediatamente al 112 per spiegazioni su come comportarsi - ha detto Toti - Chiunque abbia un dubbio sulla sua situazioni di salute si rivolga sempre al 112 e non vada nei pronto soccorso, dove comunque da lunedì mattina sarà attiva al San Martino una tenda esterna dedicata ai pre-screening per evitare che soggetti portatori a loro insaputa possano confondersi con altri malati».

A oggi la Regione, di concerto con Alisa, ha previsto per ogni pubblica assistenza un’ambulanza dedicata con personale formato, sono stati riservati 150 posti letto nelle strutture regionali oltre all’hub San Martino cui fa capo la task-force, sono state individuate camere di isolamento e in tutti i presidi ospedalieri ci sono le necessarie attrezzature di rianimazione: «Siamo pronti nel caso ad affrontare emergenza, che a oggi non c’è».

«Stiamo aspettando l’emanazione delle linee guide dal Ministero Salute che dovrebbero interpretare le azioni da mettere in campo in modo coordinato dal sistema sanitario regionale e dalla protezione civile - ha spiegato Toti - e stiamo aspettando la pubblicazione del decreto definitivo predisponendo una ordinanza a livello regionale, che condivideremo con il ministro, che preveda alcune elementari precauzioni per evitare la diffusione del contagio nel caso in cui vi siano portatori in Liguria: siamo pronti a emanarla».

Isolamento volontario, come funziona

A oggi l’isolamento per chi proviene o è entrato in contatto con aree a rischio è, per legge, volontario. Il quadro normativo nazionale prevede che chi proviene dalle aree di contagio estero si debba auto denunciare e obbligatoriamente resti in casa a titolo precauzionale. 

Le uniche persone obbligate a restare in casa per legge sono quelle provenienti dalle aree a rischio della Cina, ma il decreto che il governo ha approvato sabato sera dovrebbe estendere questo obbligo anche alle persone provenienti da aree italiane di contagio, quelle indicate dai governatori delle singole regioni che dettagliatamente ne descrivono il perimetro, ovviamente in continuo mutamento a seconda delle informazioni e degli eventuali casi che vengono accertati. 

«Chi è in isolamento fiduciario deve restare tale, e i sindaci dovranno vigilare eventualmente esercitando i loro poteri - ha detto Toti - Siamo pronti ad affrontare l’emergenza che in Liguria non è ancora arrivata, e speriamo che il territorio resti per quanto possibile esente. 

Coronavirus, i cittadini in isolamento in Liguria da Lerici ad Albenga

A oggi il numero di pazienti in isolamento volontario sono una cinquantina in Liguria. Si tratta di persone che provengono da aree di contagio, che si sono auto-denunciate chiedendo al 112 come comportarsi.

«In queste ore si stanno aggiungendo telefonate su telefonate ai nostri uffici di igiene, quelle di cui ora abbiamo contezza certa sono i casi di Levanto, una signora di Codogno che ha una casa a Rapallo e che è a Rapallo da qualche giorno, un altro caso ad Albenga (si tratterebbe di un contatto stretto del contagiato di Torino, ndr) e un altro caso a Lerici». Il caso di Lerici è particolare, alla luce del fatto che la donna che aveva una seconda casa nel piccolo Comune dello spezzino ha fatto nel frattempo ritorno a Codogno, non restando quindi in isolamento volontario come richiesto.

«Le persone in isolamento volontario non possono uscire di casa, vengono visitate tre volte al giorno dal presidio medico, ricevono telefonate a casa più volte al giorno per assistenza medica - ha spiegato Toti - Si  tratta, come detto di persone che si sono “auto denunciate” e che si spera vogliano attenersi al comportamento corretto, visto che sinché le norme del decreto non verranno attuate l’isolamento resta appunto volontario». Certo è però, ha detto Toti, che i sindaci possono far valere i loro poteri nel caso in cui una persona proveniente dalle aree di contagio decidesse di non rispettare l’isolamento. 

«I casi di Veneto, Lombardia e Piemonte non hanno l’obbligo, si tratta di un’autodenuncia volontaria - ha aggiunto l’assessore Viale - stiamo aspettando di capire se scatterà l'obbligatorietà, se il governo non lo farà stiamo valutando se farlo in autonomia  prendendo provvedimenti a tutela della salute pubblica».

Coronavirus e ipotesi chiusura scuole, Bucci: «Stiamo valutando tutto»

Del quadro strettamente genovese ha parlato il sindaco Marco Bucci, che ha chiarito che a oggi il Comune sta valutando una serie di misure in attesa di indicazioni più chiare di attuazione del decreto del governo da parte del ministero della Salute. Tra i provvedimenti valutati c’è anche la chiusura delle scuole, che non è però prevista nel caso in cui la situazione restasse sotto controllo come in queste ore.

«Ai genovesi voglio dire che noi abbiamo la situazione sotto controllo ora e continueremo ad averla - ha detto Bucci - è opportuno che si mantenga la calma, ma che si seguano le raccomandazioni: chi è stato in contatto con zone di contagio è fondamentale che si auto denunci, come dovere civile, e faccia sapere la sua situazione all’autorità sanitaria».

«Anche i casi di cittadini provenienti oggi dalle aree che saranno oggetto di individuazione dell’attuazione da parte del decreto di governo, come Codogno e le altre segnalate - ha rimarcato Toti - devono chiamare il 112 per gli screening necessari. Vi invitiamo caldamente, è obbligo civile, a segnalarvi per domicilio volontario fiduciario e poi presa i carico da parte del sistema sanitario regionale per accertamenti».

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Coronavirus, come funziona il tampone

Sul test del tampone e sulla sua efficacia ha chiarito qualche dubbio il professor Filippo Ansaldo, coordinatore della task force di Alisa: «Attualmente per i contatti con i contagiati che non hanno sintomi non è previsto il tampone, sarebbe inutile: non sappiamo se e quando eventualmente è stato contagiato: è più efficace continuare l’isolamento fiduciario. Lo screening a tappeto viene attuato in territorio con quadro epidemiologico diverso, come nelle aree della Lombardia e del Veneto».

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