Cornigliano, chiude lo storico bar Capurro: «Uccisi da via Guido Rossa e dal Ponte Morandi»

Dopo 31 anni chiude lo storico bar Capurro di Salvatore Santoro a Cornigliano, "vittima silenziosa" dopo l'apertura di via Guido Rossa e del crollo del Ponte Morandi

Storie di vittime silenziose, storie di uomini, storie che fanno male. Dopo 31 anni di onorato “servizio” chiude un pezzo di Cornigliano, il bar Capurro di Salvatore Santoro.

«Sabato 22 dicembre abbasserò la saracinesca, dopo 31 anni» faccia triste, volto consumato dalla fatica, dalla rassegnazione. «Con l'apertura della strada nuova (via Guido Rossa ndr) il lavoro era crollato a picco, nessuno si fermava più per via della nuova viabilità e nessuno si è mai preoccupato delle ripercussioni che hanno avuto sulle nostre attività, parlo della mia, ma credo di potere dire lo stesso per la Farmacia Moderna e per il negozio di cialde di caffè all'angolo di via Cornigliano. Dopo il crollo del Ponte Morandi non faccio più nulla».

Questo lo sfogo di Salvatore, 71 anni, una vita intera passata all'interno del suo bar, sveglio ogni mattina dalle 3.30 in un bar letteralmente deserto dopo il crollo del Ponte Morandi del 14 agosto. Impossibile fermarsi per via del traffico e dell'assenza di parcheggi. Una vittima silenziosa. «Guarda qui» apre la cassa con tristezza, poche banconote da 5 euro. «Questo è il mio incasso, tutti i giorni ho più uscite che entrate, mi spieghi come faccio ad andare avanti?».

Salvatore ripercorre i cambiamenti della crisi negli anni «Prima la chiusura dell'Italsider, poi le scommesse che hanno “ucciso” il Totocalcio, ma da quando è stata aperta la strada nuova non ce la facciamo davvero più. Il crollo del Ponte Morandi ne ha fatte molte di più di 43 vittime».

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Il 22 dicembre si abbasseranno le saracinesche del Bar Capurro, un pezzo di storia di Cornigliano se ne va, un pezzo di storia fatta di uomini, di persone. Vittime silenziose da anni ormai. «Nessuno si è mai fatto vivo. Nessuno».

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