Rubò per fame, assolto dalla Cassazione: la storia del clochard fa il giro del mondo

Lieto fine per la vicenda del giovane senzatetto inizialmente condannato al carcere per avere rubato 4 euro di cibo: ora di lui si parla anche sulla Bbc

Una storia che è uscita dai confini nazionali facendo il giro del mondo e finendo persino sul sito della britannica Bbc: è quella del clochard rinviato a giudizio per avere rubato una confezione di wurstel e un pezzo di formaggio dal bancone di un supermercato, condannato in primo e secondo grado a scontare sei mesi di carcere e infine assolto, con un colpo di scena e un importantissimo precedente, dalla corte di Cassazione, che ha in sintesi stabilito che rubare per fame non è un reato.

Protagonista della vicenda è Roman Ostriakov, giovane senzatetto originario della Romania, che nel novembre del 2011 era entrato in un supermercato e aveva arraffato qualcosa con cui riempire subito, e per un po', lo stomaco, e cioè wurstel e formaggio, merce per un valore totale di circa 4 euro. Individuato da un cliente e segnalato ai titolari del supermercato, era stato denunciato, processato e condannato dal tribunale di Genova a pagare 160 euro di multa e a scontare 6 mesi di reclusione

Ed è qui che la vicenda prende una piega inaspettata: a invocare clemenza (e presentare ricorso) per il clochard, caduto nell’illegalità per fame, era stato il sostituto procuratore che si era occupato del caso, Antonio Lucisano, che aveva chiesto la derubricazione del reato sottolineando il grave stato d’indigenza dell’imputato e il fatto che, in estrema sintesi, per sopravvivere Ostriakv non avrebbe potuto fare altro che ricorrere al furto. 

Una tesi che non aveva convinto i giudici della corte d’Appello (che il 12 febbraio del 2015 avevano confermato la condanna in primo grado), ma ha trovato sostenitori in quelli della Cassazione, che due giorni fa hanno messo definitivamente un punto alla vicenda assolvendo in via definitiva il giovane homeless: «Il fatto non costituisce reato», scrive la Cassazione, sottolineando che «la condizione dell’imputato e le circostanze in cui è avvenuto l’impossessamento della merce dimostrano che si impossessò di quel poco cibo per far fronte ad una immediata e imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità».

Una storia a lieto fine, insomma, che dimostra come la giustizia illustrata su codici e tomi di diritto possa fare marcia indietro di fronte a un’altra, più umana.

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