Cinghiali, i contadini potranno sparare per difendere le coltivazioni. Animalisti in rivolta

La Regione ha approvato le nuove linee guida per il controllo dei sempre più numerosi ungulati, autorizzando i coltivatori a usare il fucile se minacciassero concretamente i terreni

La Regione dichiara “guerra” ai cinghiali, e per far fronte al crescente numero di ungulati che oltre ad approdare spesso in città distruggono le coltivazioni ha approvato le nuove linee guida per la difesa del fondo agricolo, autorizzando i contadini a utilizzare i fucili nel caso in cui il raccolto venga minacciato.

Ad annunciarlo è stato l’assessore regionale all’Agricoltura, Stefano Mai, che ha spiegato che gli agricoltori regolarmente in possesso del porto d’arma potranno imbracciare il fucile e intervenire direttamente in difesa dei propri terreni coltivati a "raccolto pendente", come uva e pomodori in caso di reale minaccia, «previa autorizzazione della Regione, che sarà valutata con apposito sopralluogo».

«Oltre a prevenire e limitare i danni provocati all’agricoltura da una sempre più massiccia presenza di cinghiali sul territorio, vorremmo anche evitare che sia messa a rischio la sicurezza nella circolazione e pubblica incolumità nelle aree urbane, dove è ormai quasi quotidiano l’avvistamento di questo tipo di fauna selvatica», ha aggiunto Mai, che ha sottolineato che le nuove modalità per il controllo dei cinghiali, che prevedono anche l’impiego di recinzioni elettrificate, sistemi dissuasici e pastori elettrici, sono state esaminate da «un apposito gruppo di lavoro di cui fanno parte le associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale e l’Università di Genova, seguendo le indicazioni tecniche dell’Ispra-Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale».

«Auspichiamo, pertanto che i Comuni si dotino di apposite ordinanze per gli interventi di controllo diretto, quindi anche di abbattimento, svolti con la partecipazione e il coordinamento di guardie venatorie provinciali e dell’area metropolitana di Genova», ha concluso Mai, tornando nuovamente a fare indiretto riferimento all’ordinanza firmata dal sindaco Marco Doria che vieta l’abbattimento dei cinghiali nell’area metropolitana di Genova.

Le nuove disposizioni hanno inevitabilmente scatenato la rabbia degli animalisti, che in una nota hanno fatto sapere che la proposta dell’assessore Mai «contiene numerosi profili di illegittimità, ed è suscettibile di creare rischi per la pubblica incolumità».

«Le associazioni ambientaliste hanno più volte fatto presente, invano, all'assessorato regionale che, in base alla legge venatoria statale 157/92, il controllo della fauna selvatica, con abbattimenti in periodi e zone di divieto, spetta in via esclusiva alle guardie venatorie delle province e della Città Metropolitana di Genova - proseguono le sezioni liguri di Wwf, Italia Nostra e Lega Abolizione Caccia - La Regione Liguria si ostina invece a voler coinvolgere in queste delicate operazioni anche squadre di cacciatori, singoli cacciatori "di selezione"  nonché guardie volontarie di associazioni venatorie, che potrebbero in vari casi sparare, anche dopo il tramonto, in completa assenza sul posto di personale pubblico di vigilanza con funzioni di polizia giudiziaria».

«Sono palesi i rischi anche per la pubblica incolumità nelle campagne», concludono le associazioni, timorose che l'autorizzazione a usare il fucile possa provocare incidenti tra escursionisti e in generale persone che frequentano i terreni seguendo il tradizionale calendario della stagione venatoria.

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