Cinghiali, il grido d'aiuto degli agricoltori: tra le richieste sterilizzazione e recinti

Coldiretti si rivolge alla Regione per soluzioni in grado di arginare il problema legato ai danni provocati dagli ungulati. E anche in città la situazione sembra fuori controllo

Cinghiali fotografati a Lumarzo - foto Matteo Tuvo

Prevenire, più che curare: questo l’appello lanciato da Coldiretti Liguria sulla situazione dei cinghiali nella regione, una richiesta di intervenire sugli ungulati prima che il loro numero si alzi ulteriormente e il problema peggiori. Tra le proposte avanzate dall’associazione spunta dunque anche al sterilizzazione, magari attraverso un vaccino o farmaci specifici da somministrare attraverso esche.

La proposta è stata diffusa nei giorni scorsi, alla luce delle sempre più numerose coltivazioni danneggiate dai cinghiali. E anche in città, soprattutto nei quartieri collinari, la situazione è critica: in quartieri come Quezzi, San Desiderio, Oregina e il Lagaccio i bidoni dell’immondizia vengono presi di mira quasi quotidianamente da gruppi in cerca di cibo, soprattutto in estate, quando la produzione aumenta e la raccolta rallenta. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti i residenti, esasperati dal degrado e preoccupati all’idea che un’uscita per fare la spesa o portare a spasso il cane possa degenerare in un “incontro ravvicinato”.

Da parte della Regione è arrivata la disponibilità a discutere delle proposte di Coldiretti, anche se a oggi la sterilizzazione non sembra la via più praticabile, complice l’alto numero di esemplari presenti sul territorio: «Per giovedì ho convocato un Tavolo verde con tutte le associazioni agricole proprio per affrontare anche questa tematica - ha confermato l’assessore regionale all’Agricoltura, Stefano Mai - Come assessorato abbiamo sempre ritenuto prioritario affrontare questo annoso problema, e rinnovo l'impegno a mettere in atto ogni azione necessaria e utile a eliminare le conseguenze della presenza invasiva degli ungulati sul nostro territorio, che oggi penalizza centinaia di aziende liguri».

Mai ha assicurato di essere al lavoro anche sullo stanziamento di nuovi fondi dal Piano di Sviluppo Rurale 2014-2010 per finanziare recinzioni a difesa dei fondi agricoli, e ha ricordato anche la normativa approvata nel 2016: agricoltori professionisti e titolari di aziende agricole in possesso di porto d’armi possono abbattere i cinghiali presenti nei loro terreni, a patto di informare la vigilanza regionale e ottenere il via libera. Una soluzione tampone, secondo molte associazioni del territorio, e drastica per quelle animaliste, secondo cui la Regione non dovrebbe armare gli agricoltori ma mettere a punto soluzioni in grado di tenere sotto controllo il numero di ungulati e le sempre più frequenti incursioni. La norma del 2016, inoltre, non risolve il problema nei contesti urbani, dove ogni tipo di intervento è delegato all’ex polizia Provinciale. Che nei primi mesi del 2018 ha abbattuto 90 esemplari tra Genova e le province di competenza, anche alla luce della legge che impedisce a quelli catturati di essere rimessi in libertà.

L’abbattimento al momento resta però uno dei provvedimenti principali cui la Regione ha deciso di ricorrere: «Dopo l’impugnativa da parte del vecchio governo abbiamo approvato una nuova norma per poterci avvalere dei cacciatori, previo corso di formazione apposito, per affiancare la vigilanza regionale - ha aggiunto Mai - I corsi di formazione sono partiti e a breve avremo alcune centinaia di cacciatori abilitati a svolgere questo compito e che auspichiamo possano ridurre i problemi sul territorio». 

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