Profili fake di minorenni per adescare e ricattare vittime sul web: 4 arresti

L’inchiesta è partita quasi per caso, quando un passante ha segnalato alla polizia che un uomo veniva minacciato per strada da due sconosciuti. Mai le vittime, sottoposte a un’enorme pressione psicologica, avevano denunciato

Estorsioni durate mesi, in certi casi anche anni, innescate con un semplice click per accettare su Facebook l’amicizia proposta da profili di donne giovani, giovanissime (all'apparenza minorenni) e attraenti dietro cui si nascondevano aguzzini pronti a ricattare fingendosi poliziotti.

Agiva così la banda composta da 4 uomini residenti in provincia di Napoli, sgominata dalla polizia dopo mesi di indagini. Tra le vittime cadute nella rete, anche un facoltoso professionista del Tigullio, che nell’arco di tre anni è arrivato a sborsare la cifra record di 300mila euro.  

Gli arrestati

In manette sono finiti i fratelli Ivano e Fabio Somma, rispettivamente 37 e 48 anni, Simone Perrillo, 28 anni, e Cuono Pirola, 32, tutti trasferiti in carcere con l’accusa di estorsione aggravata. Altre dieci persone sono indagate per avere collaborato più o meno attivamente alle estorsioni, accettando di intestarsi le carte prepagate su cui venivano versati i soldi o accompagnando gli aguzzini a prenderli di persona. Spesso in modo estremamente violento e minaccioso, tanto che in un caso la procura di Genova ha contestato anche il reato di stalking nei confronti di Ivano Somma.

I fatti: cos'è successo

Le indagini sono partite nel 2018, e sono state condotte dagli investigatori della Quinta Sezione della Squadra Mobile di Genova in collaborazione con gli agenti del commissariato di Rapallo. Il modus operandi era tanto elaborato quanto efficace: la banda creava ad arte profili di giovani donne, poi cercava in rete quante più informazioni possibili sulle potenziali vittime, scegliendo quelle più ricche, e le agganciavano via social network.

Iniziava così una conversazione virtuale che, una volta diventata compromettente, faceva scattare la seconda fase della trappola: le vittime venivano contattate dai membri della banda, che si spacciavano per poliziotti (il nome spesso utilizzato era “tenente Pironi”) e le minacciavano di denunciarle per avere intrattenuto rapporti con ragazze minorenni. Spesso il primo contatto era seguito da visite a domicilio, dove il fantomatico tenente, accompagnato da “colleghi”, mostrando pistola e distintivo chiedeva il denaro per evitare di far partire la denuncia e per pagare l’avvocato ingaggiato per gestire la situazione. In molti casi, alle vittime veniva chiesto di pagare anche ipotetiche multe prese nel tragitto e altre spese, saldate non solo con contanti ma anche con gioielli. 

L’inchiesta è partita quasi per caso, quando, nell’estate del 2018, un passante ha segnalato alla polizia di Rapallo che un uomo veniva minacciato per strada da due sconosciuti. Gli agenti arrivati sul posto avevano individuato i due uomini e li avevano perquisiti, trovando addosso a uno un finto distintivo e altri oggetti utilizzati per fingersi appartenenti alle forze dell’ordine. Mai le vittime, sottoposte a un’enorme pressione psicologica, avevano provato a denunciare o a chiedere aiuto, convinte di essere a rischio denuncia, o peggio, per avere intrattenuto rapporti (pur solo virtuali) con minori.

Le vittime

Le vittime accertate sono due: il professionista del Tigullio, un quarantenne, vessato per circa tre anni, e un commerciante di Pavia. Ma gli inquirenti sono convinti siamo molte di più, e le indagini proseguono. I quattro sono stati arrestatti all’alba con un blitz coordinato dagli investigatori genovesi, con il supporto degli uomini della Squadra Mobile di Napoli e dal Commissariato di Acerra. Nel corso delle perquisizioni domiciliari, gli agenti hanno trovato alcuni finti distintivi e gioielli riconducibili ad alcune vittime.

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