Parto a rischio per malattia rara, due vite salvate al San Martino

L'equipe multidisciplinare e specializzata dell'ospedale cittadino ha effettuato un cesareo d'urgenza su una donna di 33 anni affetta da "placenta accreta major": mamma e figlia stanno bene

Nata di venerdì 17, ma sotto un’ottima stella: gli specialisti dell’equipe multidisciplinare dell’Irccs San Martino-Ist festeggiano dopo la riuscita di un difficile parto cesareo che ha messo a rischio la vita di una mamma e della sua piccola, oggi entrambe in buona salute proprio grazie al loro intervento.

Tutto è successo nella mattinata di venerdì 17 febbraio nella sala ibrida della Radiologia interventista del Monoblocco, dove una donna di 33 anni incinta di 33 settimane e alla terza gravidanza è stata trasferita da un altro ospedale cittadino per una diagnosi preoccupante, quella di "placenta accreta major".

«In queste circostanze la placenta è patologicamente aderente all’utero e ne invade la parete muscolare sino a coinvolgere, come in questo caso particolarmente grave, le strutture adiacenti - ha spiegato il dottor Claudio Gustavino, direttore dell’Unità Operativa Ostetricia e Ginecologia del San Martino - L’accretismo placentare comporta, al momento del parto, un elevato rischio di emorragia, che può portare alla morte della mamma e del bambino». 

E proprio per scongiurare rischi di questo tipo, al San Martino è stato istituito un team multidisciplinare che comprende chirurghi ginecologi e radiologi interventisti in grado di operare in una sala ibrida chirurgica e radiologica insieme con anestesisti, neonatologi, ostetriche e infermiere specializzate pronto a intervenire per ogni emergenza, e che venerdì ha operato la donna sottoponendola a un difficile cesareo culminato con un successo.

«Un’organizzazione di questo tipo è ormai ritenuta indispensabile per affrontare i casi clinici così complessi, e le donne a cui è stata diagnosticata una placenta accerta dovrebbero essere indirizzate verso istituti di riferimento, dotati delle strutture necessarie e di personale qualificato in continuo aggiornamento», ha fatto sapere Lucio Castellant, direttore del dipartimento di Diagnostica, patologia e cure ad alta complessità tecnologica. 

Negli ultimi decenni si è registrato, in tutti i paesi occidentali, un aumento esponenziale dei casi di placentazione anomala, correlato al ricorso sempre più frequente al taglio cesareo che ne rappresenta il più importante fattore di rischio. Se negli anni ’30 e ’50 la frequenza era 1 caso ogni 30mila parti, oggi l’incidenza può arrivare a 3 casi ogni mille parti, con una mortalità materna del 7 per cento: «Solo l’approccio multidisciplinare e il confronto tra le diverse figure professionali - concludono dal San Martino - possono consentire di vincere le sfide che la medicina ciclicamente propone».

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