Centrale del latte: in trecento in corteo 'scortati' da un'autobotte

Anche un'autobotte in corteo con i lavoratori per difendere la centrale del latte di Genova dalla vendita annunciata dal gruppo Parmalat. Sono 63 i lavoratori che rischiano il posto di lavoro, a cui se ne aggiungono altri 150 nell'indotto

Genova - Anche un'autobotte in corteo con i lavoratori per difendere la centrale del latte di Genova dalla vendita annunciata dal gruppo Parmalat. Sono 63 i lavoratori che rischiano il posto di lavoro, a cui se ne aggiungono altri 150 tra allevatori e occupati nelle aziende dell'indotto. In oltre trecento hanno manifestato nel centro città esponendo striscioni. In uno era scritto «Cresciuti a latte Oro, moriremo con Parmalat».

Una delegazione è stata ricevuta in prefettura. «Abbiamo chiesto che il Governo abbia maggiore attenzione per questo settore e sottolineato che Genova non può perdere questa importante realtà produttiva», ha detto Fabio Allegretti della Flai Cgil. Domani a Parma avrà luogo il tavolo nazionale sindacati-azienda in cui si deciderà anche il futuro della centrale del latte genovese.

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A sostegno della vertenza è intervenuto l'assessore comunale allo sviluppo economico Francesco Oddone. «La multinazionale francese Lactalis che ha acquisito il marchio Parmalat dal 2011, nel suo piano industriale ha annunciato la chiusura della centrale del latte di Genova - ed è molto grave, perché Genova rimarrebbe con una posizione prettamente logistica di distribuzione dei prodotti Parmalat».

Al fianco dei lavoratori anche il coordinatore dei deputati del Pd ligure, Mario Tullo e la senatrice Roberta Pinotti. «È necessaria la mobilitazione di tutta la citta - ha detto Tullo - per difendere una azienda che rappresenta un punto fermo da oltre 80 anni». «Occorre l'intervento del governo per scongiurare la chiusura - ha sottolineato Pinotti - e ho chiesto ai ministri competenti di intervenire. La chisura degli impianti di Genova, Como e Pavia è un venir meno agli impegni assunti da Lactalis con gli amministratori locali» (Ansa).

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