Massacrato sull'autobus perché lo credono gay, finisce in coma

La violenta aggressione è avvenuta lo scorso luglio: qualche giorno dopo la vittima, un 40enne genovese, si è sentito male ed è stato operato d'urgenza alla testa. Sull'accaduto è stata aperta un'inchiesta, ma la città è sotto shock

Massacrato a calci e pugni perché creduto gay: vittima un uomo di 40 anni, aggredito sull’autobus da un vero e proprio branco, ora in condizioni disperate all’ospedale Galliera dopo essere finito in coma per i colpi ricevuti durante il pestaggio.

Tutto sarebbe successo intorno alla metà di luglio, quando a tarda sera l’uomo stava rientrando a casa con un amico: salito su un autobus della linea 1 e preso posto, si è sentito apostrofare da una ragazza che viaggiava in compagnia di un gruppo di amici: «Gay di m…, stai guardando il mio ragazzo?». A nulla sarebbero serviti dinieghi e scuse, peraltro non dovute: in 6, comprese due ragazze, si sono scagliati contro di lui massacrandolo di botte e servendosi persino di una catena. Nonostante le ferite, la vittima è riuscita a trascinarsi a casa, dove ha raccontato alla compagna quanto accaduto rifiutando di andare all’ospedale. Pochi giorni dopo però le sue condizioni si sono aggravate, e l’uomo è stato trasferito d’urgenza al Galliera dove è stato sottoposto a un intervento neurochirurgico che lo ha lasciato in coma farmacologico

A distanza di tre settimane le sue condizioni sono ancora gravi, la prognosi riservata, e la compagna ha deciso di rivolgersi ai carabinieri per denunciare quanto accaduto e riferire il racconto del fidanzato: sulla violenta aggressione è stata aperta un’inchiesta per tentato omicidio da parte del pm Vittorio Ranieri Miniati, ma a oggi nel registro degli indagati è finito solo l’autista dell’autobus, che non è intervenuto né ha chiamato soccorsi o forze dell’ordine. Su di lui pesa l’accusa di favoreggiamento, mentre gli inquirenti indagano per risalire all’identità degli autori del pestaggio.

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La città intanto è sotto shock, e a un mese dallo Human Pride che è andato in scena in pieno centro sono in molti a chiedersi come un episodio del genere sia potuto accadere: «Facciamo fatica a ricordare quando si è verificata l’ultima aggressione di stampo omofobo. Perché è successo in questa città che si è sempre distinta per inclusione e tolleranza? Perché nella Genova Città dei Diritti? Perché nella città del Pride del 4 luglio?», è lo sfogo di Arcigay Genova, che in una nota ha fatto sapere che «il fatto che l’uomo aggredito non fosse gay per noi non è importante. Innanzitutto è una persona, e in quanto tale sentiamo di voler manifestare la nostra solidarietà e vicinanza, garantendo, se necessario, l’assistenza dei nostri legali. Dobbiamo fare anche qualche altra riflessione. Per gli aggressori era gay e a noi basta per chiedere ad alta voce d’essere difesi. Difesi come persone e come gay». 

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