La bella vita di Saggese coi soldi pubblici

Tra i Comuni truffati da Giuseppe Saggese, patron di Tributi Italia, ci sono grandi amministrazioni come Caserta e Foggia, ma anche Pomezia, Vercelli, Frosinone, oltre a centinaia di realtà medie e piccole disseminate in tutta la Penisola

Genova - Alta ingegneria finanziaria, passaggi di ingenti somme di denaro ad altre società, denaro che avrebbe dovuto andare a rimpinguare le casse Comunali di mezza Italia e che invece finiva dentro le casseforti di Tributi Italia, l'agenzia di riscossione tributi antesignana dell'odierna Equitalia, facente capo a Giuseppe Saggese, imprenditore pugliese trapiantato a Rapallo (Genova).

Saggese è stato arrestato e altre 4 persone, amministratori di società controllate, hanno ora l'obbligo di dimora. Tanto denaro, decine e decine di milioni, in parte volatilizzato e in parte sequestrato dal nucleo della polizia tributaria di Genova che ha inseguito le tracce degli amministratori di Tributi Italia e delle società a questa collegate fino a notificare un'ordinanza di custodia cautelare a carico del 'dominus' di questo puzzle finanziario: Giuseppe Saggese, 52 anni, nato a Taranto, amministratore di Tributi Italia spa, la società che in tre anni, dal 2006 al 2009 ha riscosso le tasse comunali in nome e per conto di 400 Comuni italiani, senza versare loro alcunché.

Denaro che secondo la Procura di Chiavari finiva nelle tasche di Saggese, capace di prelevare dal proprio conto anche 10 mila euro al giorno. Per concedersi quella che la stessa Gdf definisce "una vita nel lusso": auto di grossa cilindrata, yacht, viaggi in aerei privati, viaggi da sogno in località esotiche.

Insieme a Saggese nei guai sono finite altre quattro persone, tra cui sua sorella, accusate a vario titolo di peculato e reati fiscali. La Guardia di Finanza ha sequestrato a Saggese beni di lusso e denaro per 9 milioni. I baschi verdi stanno però cercando il resto del malloppo, si parla di altre decine di milioni di euro, che probabilmente si trovano già all'estero.

Così scrive il gip, spiegando il motivo per cui non ha concesso a Saggese gli arresti domiciliari: "é necessario tener conto che tramite le sue immense possibilità economiche, le sue entrature nel mondo dell'imprenditoria, le sue possibilità ricattatorie a fronte di favori elargiti, il Saggese potrebbe anche continuare a delinquere e a inquinare prove, magari fuggendo all'estero dove sicuramente si trova gran parte del capitale sottratto alla Pubblica Amministrazione".

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Tra i Comuni truffati da Giuseppe Saggese, patron di Tributi Italia, ci sono grandi amministrazioni come Caserta e Foggia, ma anche Pomezia, Vercelli, Frosinone, oltre a centinaia di realtà medie e piccole disseminate in tutta la Penisola, da Ovada (Alessandria) a Trezzano (Milano). Le cifre individuate dalla Guardia di Finanza variano da frodi per oltre 1 milione fino a truffe minime da poche migliaia di euro.

Per esempio, nel comune di Caserta, la Guardia di finanza ha accertato che Tributi Italia aveva riscosso e mai versato nelle casse comunali oltre 750 mila euro nel biennio 2008-2009, mentre per il Comune di Pomezia la società, che allora si chiamava San Giorgio spa, non aveva versato a titolo di tributi per l'Ici e la Tarsu (la tassa sulla spazzatura) 8 milioni e 744.494 mila euro per il 2007 e nel biennio 2000-2002. Nel comune di Foggia, Tributi Italia aveva riscosso senza mai versarli oltre 1 milione e 327 mila euro mentre a Trezzano sul Naviglio (Milano) 1 milione e 424 mila. Cifra ingente cui si devono sommare oltre 900 mila euro di interessi. In tutto, stando alle accuse, ai Comuni sarebbero stati sottratti circa 100 milioni di euro. Di questi, almeno 20 sarebbero finiti all'amministratore di fatto di Tributi Italia (Ansa).

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