Aquila minore ferita da un bracconiere, secondo caso in pochi giorni

Il rapace è stato colpito vicino a un occhio da un pallino da caccia. È stato portato al Cras di Campomorone, dove è già in cura un altro esemplare con l'ala rotta

Due rare aquile minori portate all’Enpa ferite, una con un’ala rotta (probabile risultato di un impatto), l’altra ferita da un fucile caricato a pallini vicino all’occhio e a rischio cattività per la vita.

Sono giorni intensi, questi, per gli operatori del Cras - Centro Recupero Animali Selvatici - di Campomorone, dove i due rapaci sono arrivati a distanza di poco più di 24 ore l’uno dall’altro. Il primo è stato recuperato sulle alture di Sestri Ponente e sottoposto a un’operazione per tenere l’ala in linea e consentire la corretta calcificazione dell’osso; l’altro (anch’esso recuperato in zona Sestri) non è rimasto invece ferito in modo accidentale: il veterinario ha individuato subito, grazie alle lastre, la presenza di un pallino da caccia vicinissimo all’occhio destro. 

I volontari al momento sono ottimisti sulla sopravvivenza dell’aquila - conosciuta anche come aquila pennata per le zampe ricoperte di piume - ma non sul ritorno in libertà. Non è detto, infatti, che il rapace riacquisti l’uso totale dell’occhio, e tenendo conto del fatto che si tratta di un uccello migratore che copre ogni anno diverse centinaia di km per raggiungere i paesi caldi, la vista compromessa potrebbe impedirne la liberazione a primavera.

Gli agguati contro i rapaci, spiega il presidente di Enpa Genova, Francesco Baroni, non sono rari: in loro presenza i cacciatori faticano a trovare prede, ed è frequente che durante un appostamento vengano presi di mira per “liberare il campo”. Due ritrovamenti così ravvicinati hanno però rinfocolato la rabbia e la preoccupazione per le “doppiette libere” nei boschi, soprattutto dopo la morte di Nathan Lebolani, il giovane di 19 anni di Apricale ucciso da un colpo di fucile nei boschi da un cacciatore che lo aveva scambiato per una preda. E la richiesta è quella di sospendere la caccia e rivederne regole e modalità per cercare di mettere un freno a un fenomeno che sta crescendo fuori misura.

«Con le “doppiette”, in Liguria ma non solo, la situazione è fuori controllo. Registriamo purtroppo una preoccupante impennata del bracconaggio - ha aggiunto Massimo Pigoni, responsabile del Cras Enpa - che trova il suo humus e si nutre di un retroterra culturale e politico molto sensibile alle ragioni dei cacciatori. Penso a provvedimenti illegittimi bocciati dal Tar e riproposti dalla Regione; penso ai cacciatori che a torto si illudono di avere mano libera; penso alla disperata ricerca del consenso politico da parte di un mondo venatorio in estrema difficoltà e sempre più osteggiato, senza contare la totale insufficienza di controlli sul territorio».

I risultati dei “favori” concessi ai cacciatori: animali massacrati, ultima in ordine di tempo la povera aquila minore, ma anche tantissime vittime umane. «Tacciano i fucili e tacciano subito. La politica - ha concluso Pigoni - faccia un atto di responsabilità: fermi la caccia. Perché non vorremmo proprio doverci trovare a piangere un altre vittime».

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