Alluvione 2011, errore nella sentenza: pene raddoppiate per Scidone e Delponte

I giudici della Corte d'Appello sbagliano il capo d'imputazione nel calcolo della pena. Che invece di diminuire adesso raddoppia, livellandosi a quella stabilita in primo grado

Colpo di scena nel processo sull’alluvione del 2011, arrivato a sentenza di secondo grado lo scorso 23 marzo: dopo il clamore suscitato dalla conferma della condanna a 5 anni per l’ex sindaco Marta Vincenzi (che non rischia il carcere soltanto per raggiunto limite d'età, così come previsto dalla cosiddetta "legge salva Previti"), adesso pare che anche l’ex assessore alla Protezione Civile, Francesco Scidone, e il dirigente Gianfranco Del Ponte il rischio carcere sia concreto.

Il problema nasce da quello che i giudici della Corte d’Appello hanno definito “errore materiale” nel calcolo della pena: analizzando meglio la sentenza, salta fuori che l’iniziale conteggio che prevedeva una riduzione della condanna sarebbe in realtà errato, e che i 2 anni e 10 mesi andrebbero in realtà raddoppiati, superando i 4 anni. E dunque la soglia minima per lo sconto della pena in carcere.

Nella notifica arrivata nei giorni scorsi agli avvocati di Scidone e Delponte, Romano Raimondo e Andrea Testasecca, i giudici fanno riferimento a un cosiddetto “error calami”, “errore di penna”, sottolineando che la riduzione della pena è riferita non al capo di imputazione sub 1), ma al sub 2). Elemento che cambia radicalmente il conteggio della pena, prevedendo una diminuzione di un solo mese per ciascuno: 4 anni e 8 mesi per Scidone contro i 4 anni e 9 mesi del primo grado, 4 anni e 4 mesi per Delponte (contro i 4 anni e 5 mesi).

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Decade dunque l’interpretazione iniziale del dispositivo letto in aula dai giudici, che sembrava prevedere una riduzione della pena per entrambi gli imputati rispettivamente a 2 anni e 10 mesi e a 2 anni e 9 mesi.

Gli avvocati, adesso, promettono prevedibilmente battaglia: dello “scambio” del capo di imputazione se ne parlerà l’8 maggio in camera di consiglio, ma il ricorso in Cassazione, già annunciato dal legale di Marta Vincenzi (l’unica che non si è vista ritoccare la pena in appello), è stato confermato anche da parte di Scidone e Delponte.

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