Alluvione 2011, la condanna: cinque anni per l'ex sindaco Marta Vincenzi

È arrivato oggi, a poco più di 5 anni dai tragici fatti del 4 novembre 2011, il verdetto nel processo che vede accusati l'ex sindaco e l'ex assessore comunale alla Protezione Civile di omicidio colposo plurimo e disastro

È arrivata oggi pomeriggio, a poco più di 5 anni dal tragico 4 novembre in cui la piena del Fereggiano travolse e uccise sei persone mettendo in ginocchio l’intera città, la sentenza del processo sull’alluvione del 2011, che vedeva imputati tra gli altri anche l’ex sindaco Marta Vincenzi e l’ex assessore comunale alla Protezione Civile, Francesco Scidone.

Vincenzi è stata condannata a cinque anni di reclusione per omicidio colposo plurimo, disastro colposo, lesioni plurime e falso, mentre è stata assolta dall'accusa di calunnia. L'ex assessore alla Protezione Civile, Francesco Scidone, non presente oggi alla lettura della sentenza, è stato condannato a quattro anni e nove mesi per gli stessi capi di accusa. Gianfranco Delponte a quattro anni e cinque mesi e Pierpaolo Cha - entrambi dirigenti del Comune - a un anno e quattro mesi. Sandro Gambelli invece (a cui sono state riconosciute le attenuanti generiche) è stato condannato a un anno con la condizionale.

VIDEO | Alluvione 2011, condannati Vincenzi e Scidone: la lettura della sentenza e le reazioni dei familiari

L'ex prima cittadina, presente in aula al fianco dell'avvocato Stefano Savi, non si è concessa ai giornalisti, preferendo lasciare l'aula in fretta: «Non è ancora finita - è stato l'unico commento - per fortuna in questo Paese ci sono tre gradi di giudizio». I suoi avvocati hanno confermato che aspetteranno di leggere le motivazioni della sentenza, e poi presenteranno appello. I giudici, dopo 7 ore di Camera di Consiglio, hanno anche condannato al risarcimento di oltre tre milioni di euro nei confronti dei familiari delle vittime, tutti presenti in aula, oltre un milione soltanto per i familiari di Shpresa Djala, la mamma di 29 anni che ha perso la vita travolta dalla piena insieme con le figliolette Gioia, 8 anni, e Janissa, 10 mesi.

Le accuse erano di omicidio colposo plurimo, disastro e falso, quest’ultima riferita al verbale “taroccato” per alleggerire le responsabilità dei vertici del Comune e della Protezione Civile modificando gli orari per anticipare l’ora della piena e del conseguente disastro.

Per l’ex sindaco Vincenzi, il pm Luca Scorza Azzarà aveva chiesto sei anni e un mese di carcere: l'accusa verte in particolare sulla decisione di non disporre la chiusura delle scuole “nonostante le previsioni spaventose”, che portò alla morte, oltre che di Shiprese Djala e delle figlie, di Serena Costa, 18 anni, e di Angela Chiaramonte, 40 anni, tutte sorprese della piena del Fereggiano mentre tornavano dalle scuole in cui erano andate a recuperare i figli o, nel caso della giovane Serena Costa, il fratellino. La sesta vittima, la 50enne Evelina Pietranera, era stata travolta dall’ondata di acqua e fango mentre tentava di tornare a casa dopo avere chiuso la sua edicola in via Fereggiano.

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Per quanto riguarda l’ex assessore Scidone, il pm aveva chiesto cinque anni e undici mesi di carcere, 4 anni e 7 mesi per gli ex dirigenti comunali Gianfranco Delponte e Pierpaolo Cha, e 4 anni e un mese per  Sandro Gambelli. Accusato solo di falso per i verbali fasulli, invece, Roberto Gabutti, nel 2011 a capo dei volontari della Protezione Civile incaricati di controllare rivi e torrenti.

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