Alluvione 2011, per Marta Vincenzi si avvicina il giorno decisivo. Sentenza a ottobre

Fissata per giovedì 21 luglio l'udienza in cui i difensori dell'ex sindaco sosterranno la loro tesi davanti al giudice. In caso di condanna si profila il rischio carcere

Si avvicina ormai la conclusione per il processo sull’alluvione del 2011, e con essa il destino dell’ex sindaco Marta Vincenzi, imputata insieme con l’ex assessore comunale Francesco Scidone, e i dirigenti comunali Gianfranco Delponte, Pierpaolo Cha e Sandro Gambelli con l’accusa di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, falso (per i verbali falsificati) e calunnia. Alla sbarra anche l’ex coordinatore dei volontari, Roberto Gabutti, accusato solo di falso, per cui ieri l’avvocato Michele Ispodamia ha chiesto l’assoluzione sostenendo che falsificò il verbale per “proteggere gli altri volontari”.

L’ultima chance per la difesa della Vincenzi se la giocherà l’avvocato Stefano Salvi il 21 luglio, giorno in cui il giudice ascolterà la sua arringa difensiva e deciderà se accogliere o meno la richiesta del pubblico ministero Luca Scorza Azzarà, che per l’ex sindaco ha chiesto una condanna a 6 anni e un mese di carcere. Scidone rischia invece 5 anni e 11 mesi, mentre per Delponte, Cha e Gambelli le richieste sono state rispettivamente di 4 anni e 7 mesi per i primi due e 4 anni e un mese per l’ultimo.

In caso di condanna, per tutti quanti gli imputati (a eccezione di Gabutti) si potrebbe profilare il rischio carcere, mentre dal punto di vista civile il Comune, chiamato in causa come responsabile civile, dovrebbe risarcire le famiglie delle sei vittime che hanno perso la vita quel tragico 4 novembre del 2011, quattro donne e due bambine, per un totale di oltre 6 milioni di euro. Nel caso del Comune, la difesa degli avvocati Andrea e Simone Vernazza è ruotata intorno alle responsabilità di Arpal, del previsore del Comune e dei presidi delle scuole, che avrebbero autorizzato l’uscita degli alunni nonostante il netto peggioramento delle condizioni meteo, che poco prima di mezzogiorno avevano portato all’esondazione del Fereggiano. Un evento, ha sottolineato l’avvocato Vernazza, “eccezionale” nella sua gravità, e dunque imprevedibile.

Agli imputati vengono contestati, tra le altre cose, il non avere preso in debita considerazione i segnali di pericolo, la mancata osservanza delle misure cautelari da adottare in caso di allerta, e il non avere predisposto la chiusura delle scuole, compito che la difesa sostiene spetterebbe appunto ai presidi e ai dirigenti scolastici. 

Spetterà dunque al giudice, terminate le arringhe difensive, stabilire a chi vadano attribuite le responsabilità di una tragedia che ha squarciato la città, provocando la morte di sei persone e milioni di danni. E per scoprirlo bisognerà aspettare sino a ottobre, quando è attesa la sentenza.

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