Aggressione omofoba, autobus "arcobaleno" per dire no alla violenza

Decine di persone si sono date appuntamento in piazza Caricamento per prendere parte alla manifestazione organizzata da Arcigay dopo che un uomo di 40 anni è stato selvaggiamente picchiato e ridotto in fin di vita perché creduto gay

Un flash-mob itinerante nei colori dell’arcobaleno per manifestare solidarietà all’uomo selvaggiamente picchiato e ridotto in fin di vita su un autobus perché creduto gay, ma anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti della comunità Lgbt: sono state decine le persone che oggi hanno sfidato il caldo dandosi appuntamento in piazza Caricamento per dire un deciso no all’omofobia e accendere i riflettori su un episodio che di cui si è parlato in tutta Italia.

L’iniziativa, organizzata da Arcigay Genova, ha visto i volontari dell’associazione raggrupparsi al capolinea dell’1, la stessa linea su cui si è verificata la violenta aggressione, per poi salire su diversi bus diretti in varie parti della città e distribuire volantini. Un modo per trasmettere un doppio messaggio, come ha spiegato Claudio Tosi, presidente di Arcigay: «Noi vogliamo dire un no definitivo alla violenza, che non è mai accettabile, ma anche sottolineare che quest’uomo è stato aggredito perché creduto gay, e a oggi non c’è alcuna legge che difende la comunità Lgbt, cosa che la Mancino non fa. Il primo passo sarebbe il matrimonio ugualitario, ma la strada da percorrere è ancora lunga».

Tanti coloro che hanno aderito all’iniziativa, persone di ogni età, sesso e orientamento sessuale che sono scese in piazza per far sentire la loro voce e trasmettere un messaggio potente, manifestando una solidarietà di cui Tosi si è detto «davvero toccato e soddisfatto. Dopo lo Human Pride dello scorso 4 luglio, Genova si conferma una città che accoglie. Ci è piaciuto molto il modo in cui i genovesi, ma non solo loro, hanno reagito a un fatto gravissimo, che ha scosso le coscienze». 

Migliorano intanto le condizioni della vittima del pestaggio, un uomo di 40 anni che lo scorso 14 luglio, mentre stava tornando a casa insieme con un amico, è stato preso di mira da un gruppo di persone che dopo averlo apostrofato con epiteti omofobi lo hanno aggredito credendolo gay: ricoverato qualche giorno dopo all'ospedale Galliera, era stato sottoposto d'urgenza a un intervento di neurochirugia e tenuto in coma farmacologico, da cui è da poco uscito iniziando un lento e difficoltoso percorso di riabilitazione. Gli sfrozi degli inquirenti adesso sono tutti rivolti all'individuazione dei membri del branco che si sono accaniti su di lui: la speranza arriva da un video della telecamera di sorveglianza del Comune posizionata in piazza Caricamento, che potrebbe avere ripreso gli aggressori.

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