Morte di Adele, il fidanzato condannato a 5 anni di carcere

Si chiude con una condanna il processo di primo grado a Sergio Bernardin, 22 anni, accusato di avere provocato la morte della fidanzata 16enne acquistando la dose di droga che le è stata fatale

Una condanna a 5 anni di reclusione: questa la condanna di primo grado emessa nei confronti di Sergio Bernardin, il 22enne di Uscio a processo per la morte di Adele De Vincenzi, la ragazzina di 16 anni stroncata da una dose di mdma assunta il 29 luglio del 2017, proprio durante una serata trascorsa con Bernardin, suo fidanzato, e altri due amici.

Il giudice del tribunale di Genova ha sposato la tesi del pubblico ministero (che per Bernardin aveva chiesto 13 anni di reclusione) ritenendolo responsabile della morte di Adele: il giovane doveva rispondere dell’accusa di morte in conseguenza di altro reato, perché secondo il pm Michele Stagno era stato lui ad acquistare la dose fatale e a darla alla giovanissima fidanzata. Da parte della difesa, invece, c’è sempre stata la stessa opposizione: la droga non era stata acquistata da Bernardin, ma da tutti e 4 i ragazzi, che nel pomeriggio del 29 luglio erano andati a Busalla appositamente per comprarla.

Gabriele Rigotti, l’altro amico maggiorenne di Adele (oggi ha 20 anni), era stato assolto proprio alla luce di questa considerazione: il giovane genovese aveva scelto il rito abbreviato per rispondere alle accuse di spaccio e morte in conseguenza di altro reato, e il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 8 anni e 8 mesi.

Per il gup Angela Nutini, però, il reato di spaccio non si è mai concretizzato, e dunque neppure quello di morte in conseguenza di spaccio: Rigotti era stato assolto lo scorso 5 febbraio, e il pm aveva deciso di procedere con una nuova accusa di omissione di soccorso. Bernardin, invece, ha scelto il rito ordinario e si è presentato in aula per il processo, concluso oggi con la condanna a 5 anni. Per le motivazioni bisognerà aspettare il deposito della sentenza.

La morte di Adele

Era la sera del 29 luglio 2017 quando quattro ragazzi imboccavano via San Vincenzo chiacchierando e ridendo, diretti verso il centro storico. A metà strada, però, una di loro inizia a sentirsi male, barcolla, si accascia a terra: meno di due ore dopo il suo cuore cesserà di battere in una stanza dell’ospedale Galliera, stroncato da una dose fatale di mdma, una droga sintetica che il gruppetto ha consumato prima di uscire di casa.

La vittima è Adele De Vincenzi, 16 anni, di Chiavari, lunghi capelli dai riflessi ramati e dolci occhi castani, un grande dolore nel cuore per la perdita della mamma. Con il fidanzato, Sergio, e una coppia di amici, Gabriele e un’altra 16enne, ha pianificato la serata nel capoluogo ligure: cena a casa dell’amico e poi un giro nei vicoli del centro storico. 

Nel mezzo la droga, acquistata nel pomeriggio da un pusher di Busalla: quando Adele verrà portata in ospedale, i medici le troveranno nel sangue una dose di mdma di dieci volte superiore al limite riconosciuto come dose unitaria dal sistema sanitario. 

La situazione, per i quattro ragazzi, precipita intorno alle 2.30 della notte del 29 luglio. Hanno lasciato la macchina, si muovono a piedi verso il centro storico passando da via San Vincenzo, ed è qui che Adele inizia ad accusare il malessere. Perde conoscenza, si accascia a terra, intorno non c’è nessuno. Gli amici provano a farla riprendere, urlano, la chiamano, la scuotono, ma la 16enne resta incosciente. La scena viene notata da un netturbino, che afferra il telefono e si decide a chiamare il 118: l’ambulanza arriva nel più breve tempo possibile, il trasferimento al Galliera è urgente, ma alla fine il cuore di Adele cede e smette di battere.

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