Vestiti falsi, venduti anche su internet: 73 indagati

A metà 2016 un ingente sequestro di merce contraffatta, avvenuto in salita San Paolo a Genova, ha dato il via a una complessa operazione da parte della Guardia di finanza. Eseguite oltre 100 perquisizioni, sei le persone raggiunte da misure restrittive

All'alba di martedì 15 gennaio 2019 i militari del primo Gruppo della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Genova, sotto la direzione del procuratore aggiunto di Genova Paolo D'Ovidio e con la collaborazione di altri Reparti del Corpo, hanno eseguito sei misure restrittive della libertà personale e 110 perquisizioni nei confronti di soggetti di nazionalità italiana, senegalese e cinese.

Cinque persone sono state raggiunte dal divieto di dimora, tre a Genova, un italiano a Brescia e uno a Monza. La restante misura è un obbligo di firma. Settantatré in tutto gli indagati. L'operazione, denominata 'San Paolo' dal nome della strada (salita San Paolo) dove a metà 2016 avvenne un ingente sequestro di merce contraffatta, si è svolta a conclusione di un'articolata e complessa attività investigativa finalizzata a ostacolare la proliferazione del mercato del falso nel settore economico della moda.

L'indagine ha interessato dieci regioni (24 province) ed è stata diretta a contrastare gruppi criminali di cittadini senegalesi, radicati principalmente nel territorio genovese e lombardo, di operatori economici italiani e di cittadini cinesi attivi nelle province di Brescia, Bergamo, Lodi e Parma, che costituivano l'intera filiera di produzione, importazione e commercializzazione di merce contraffatta destinata ai venditori abusivi che operano sulle piazze e sui lidi della Liguria e in altre province italiane.

L'attività investigativa, volta alla disarticolazione della filiera produttiva e di illecita commercializzazione, è nata a seguito di attività mirate di controllo economico del territorio nella città di Genova e di analisi, poi sviluppatasi lungo l'asse produttivo e di distribuzione lombardo-ligure fino a interessare paesi extracomunitari (anch'essi utilizzati come centri di produzione e stoccaggio per alimentare la filiera del falso).

Le immagini dell'operazione. Video

L'indagine ha consentito di identificare i compartecipi del disegno criminoso e di individuare i 'laboratori del falso', risultati base logistica per la produzione e il confezionamento di prodotti recanti marchio d'impresa contraffatto nella città di Genova nonché i siti produttivi ubicati in Lombardia e la filiera dell'importazione dalla Cina, attraverso lo Stato del Senegal e dalla Turchia. Nello specifico, l'indagine di polizia giudiziaria ha consentito di ricostruire il duplice 'asse della contraffazione' Brescia-Genova e Milano-Genova, volto alla produzione di minuteria metallica o etichette, riportanti marchi contraffatti di note case di moda nell'hinterland milanese e bresciano e il successivo trasporto nel territorio genovese, dove avveniva l'assemblaggio finale e lo stoccaggio presso vari laboratori e depositi, al fine di soddisfare un'ampia platea di soggetti africani - prevalentemente di nazionalità senegalese - gravitanti principalmente nella provincia di Genova.

Nel corso dell'attività sono stati sequestrati, in otto interventi di riscontro preliminare, oltre due milioni di prodotti contraffatti (scarpe, giacche, borse e maglie riportanti i marchi di note griffe), 1.527 cliché, un personal computer portatile, un plotter industriale, una postazione di lavoro, una macchina per sottovuoto, un compressore, un forno industriale, due presse, un saldatore, macchine da cucire, punzonatrici e denaro contante.

Le complesse investigazioni hanno consentito di segnalare all'autorità giudiziaria 73 persone fisiche, due enti e 33 soggetti ignoti (in corso di identificazione) per i reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi aggravato dalla transnazionalità, ricettazione, immigrazione clandestina e responsabilità amministrativa degli enti.

Le perquisizioni, effettuate in maniera più consistente nelle province di Genova, Brescia, Milano, Torino, hanno consentito di smantellare un'intera filiera di gruppi criminali attivi nel settore della contraffazione delle griffe di note case di moda. I laboratori costituivano una vera e propria rete di strutture appositamente allestite con mezzi, locali e know-how tecnologico, volta a sfruttare illegalmente l'utilizzo di marchi registrati a danno di aziende che operano lecitamente e offrono possibilità di lavoro regolare e stabile.

L'operazione ha consentito di raggiungere risultati importanti, che «consentono il riavvio di attività lecite», ha detto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, durante la conferenza stampa con cui sono stati resi noti i particolari dell'indagine. «Ci eravamo dati l'obiettivo di riportare la legalità nel centro storico - ha proseguito il procuratore -. Dopo esserci concentrati su spaccio di droga e prostituzione, adesso è stato inferto un duro colpo anche al mercato della contraffazione».

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Il generale di Brigata Renzo Nisi, comandante provinciale della Guardia di finanza, ha stimato in 40-50 milioni di euro il giro d'affari del sodalizio criminale a livello nazionale, con un danno per le case detentrici dei marchi stimabile in 135 milioni di euro e 700 posti di lavoro in meno. Alla luce di questi dati, il comandante ha rivolto un appello a non acquistare capi contraffatti.

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