When They See Us: ai Truogoli la proiezione pubblica della serie tv dei record contro il razzismo

Appuntamento giovedì 25 luglio e giovedì 1 agosto per la visione gratuita della pluripremiata produzione Netflix della regista Ava DuVernay

Così come accaduto anche per “Sulla mia pelle”, il film di su Stefano Cucchi, un’altra serie cult firmata Netflix è al centro di proiezioni pubbliche finalizzate a sfruttare grandi produzioni internazionali per sensibilizzare su temi importanti. In questo caso, razzismo e discriminazioni, al centro di “When they See Us”, miniserie in 4 puntate della regista Ava DuVernay.

La doppia proiezione pubblica è organizzata dal Cineforum Popolare in piazza Truogoli di Santa Brigida: primo appuntamento giovedì 25 luglio, secondo appuntamento giovedì 1 luglio, in entrambi i casi alle 21: «Una storia di discriminazione e persecuzione giudiziaria nell’America degli anni ’80», si legge sulla presentazione dell’iniziativa. 

“When They See Us”, uscita su Netflix il 31 maggio, racconta la storia dei 5 ragazzi (quattro di 14 anni, uno di 16) arrestati nel 1989 per l’aggressione e lo stupro di Trisha Meili, operatrice finanziaria 28 anni, avvenuti la sera del 19 aprile 1989 a Central Park. Antron McCray, Kevin Richardson e Yusef Salaam e Korey Wyse, afroamericani, e Raymond Santana junior, di origini ispaniche, furono accusati del reato e condannati con le accuse di aggressione, rapina, rivolta, stupro, abuso sessuale e tentato omicidio. 

I cinque ragazzi, interrogati e spinti e rilasciare una confessione in assenza dei genitori, furono condannati nonostante l’assenza di prove e l’evidente discordanza delle dichiarazioni, rilasciate dopo ore di interrogatorio e accuse dal parte degli agenti della polizia di New York. Le condanne furono tutte tra i 6 e i 13 anni di carcere, e tutte scontate in carcere: nel 2002 Matias Reyes, stupratore seriale condannato all’ergastolo, ammette di essere l’autore dell’aggressione e dello stupro ai danni della Meili, e di avere agito interamente da solo. 

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Nel 2003, i cinque ingiustamente condannati intentarono quindi una causa contro la città di New York per azione penale maleva, discriminazione razziale e stress emotivo, una vertenza che si è trascinata sino al 2014, quando il sindaco Bill de Blasio accettò di pagare il risarcimento.  

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