«Siamo tutti sulla stessa barca. E sta affondando», blitz per il clima al Salone Nautico

Fridays for Future e Cittadini Sostenibili si sono dati appuntamento davanti alla fiera in occasione dell'apertura del Salone Nautico 2019 per richiamare l'attenzione sulla crisi climatica

Hanno scelto di sfruttare l'attenzione mediatica in occasione dell'apertura del Salone Nautico di Genova, giunto alla 59esima edizione, un gruppo di giovani del movimento Fridays for Future e dell'associazione Cittadini Sostenibili, per ricordare l'urgenza di risposte alla crisi climatica in atto. Proprio il 20 settembre avrà inizio la settimana del Terzo Sciopero Globale per il Futuro e per il Clima, che vedrà in piazza milioni di persone in tutto il mondo (in Italia è convocato per il 27 settembre).

Il Salone Nautico di Genova rappresenta un momento di rilevanza nazionale, in cui si celebra l'eccellenza del Made in Italy nel settore nautico e dei beni di lusso. Gli attivisti vogliono ribadire che, mentre si celebrano i prodotti della nostra industria, l'emergenza climatica dovrebbe essere priorità assoluta anche per gli attori dell'economia e delle istituzioni.

Oltre alle buone intenzioni e alle importanti promesse, servono scelte determinate, concrete, di cambiamento degli stili di vita, del modo di produrre, di commerciare e di consumare, con una netta e irreversibile opzione a favore di filiere sostenibili.

Non gli allarmismi di studenti o lavoratori, ma il parere professionale del 97% della comunità globale degli scienziati sul clima non lascia spazio a interpretazioni: il cambiamento climatico esiste, l'aumento della temperatura è in atto e direttamente causato dalle attività umane, con conseguenze sempre più gravi sia a livello globale sia a livello locale che già compromettono la qualità della vita di milioni di persone, e colpiscono anche il nostro territorio urbano e non. Da questo lo slogan scelto per il blitz ambientale: 'Siamo tutti sulla stessa barca. E sta affondando'.

Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa a luglio in occasione della firma di nuove sanzioni al trasporto marittimo in caso di sforamento da CO2, ricordava che tutti i settori dell'economia devono concorrere alla riduzione delle emissioni di gas serra. Le stesse emissioni che pochi giorni fa l'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ente di ricerca sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente) ci ricorda essere invece in aumento in Italia, nonostante una leggera flessione del Pil. Il dato è sconfortante: davvero nonostante tutto quello che succede nel mondo non stiamo facendo abbastanza per affrontare la crisi climatica con decisione, nè per rispettare gli accordi internazionali.

Sul sito dell'ente di ricerca si afferma: "il problema è che attualmente la biodiversità si riduce a un ritmo da 100 a 1000 volte più elevato rispetto al ritmo 'naturale'. Questo fa ritenere che siamo di fronte a un’estinzione delle specie superiore a quella che la Terra ha vissuto negli ultimi 65 milioni di anni, persino superiore a quella che ha segnato la fine dei dinosauri".

Genova dal 2010 è riconosciuta tra le città 'coordinatrici' del Patto dei Sindaci per il Clima, e durante l'attuale ciclo amministrativo ha rinnovato i propri impegni verso la comunità internazionale. Chiediamo con forza che gli attori dell'economia, così come i decisori politici, mettano con urgenza sul tavolo provvedimenti adeguati all'emergenza climatica: non c'è più tempo per belle parole che non si concretizzino in azioni reali.

«È il momento di una continua e insistente chiamata in campo di tutte le persone che hanno a cuore la salvezza del pianeta - afferma Giacomo D'Alessandro, co-fondatore del gruppo Cittadini Sostenibili -. Che poi è la salvezza della vivibilità umana su questo pianeta, a cui non devono aver diritto solo i più ricchi e potenti. Occasioni come il Salone Nautico devono stimolarci a portare con creatività sotto i riflettori le questioni ambientali, vero nodo economico presente e futuro. 'Questa economia uccide', ha detto papa Francesco a più riprese. Bisogna riconvertirla in filiere sostenibili, più eque e di qualità, che rispondano al diritto alla felicità delle nostre comunità territoriali».

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