Plastica in mare nel Santuario dei cetacei, al via campagna di monitoraggio

La raccolta di dati consentirà di mettere in relazione la presenza di rifiuti in mare, in particolare plastiche e microplastiche, con le specie marine, per capire quanto i primi possano accumularsi nei diversi passaggi della catena alimentare

In questi giorni di metà giugno ha preso il via la campagna di monitoraggio in mare varata da Università di Siena e Fondazione Cima, che, nell'ambito del progetto Plastic Busters MPAs (di cui l'Università di Siena è coordinatore scientifico), ha l'obiettivo di raccogliere i dati sulla presenza di plastica e sulla vita animale nell'area del Santuario per la protezione dei mammiferi marini Pelagos.

La raccolta di dati consentirà di mettere in relazione la presenza di rifiuti in mare, in particolare plastiche e microplastiche, con le specie marine, per capire quanto i primi possano accumularsi nei diversi passaggi della catena alimentare e quali possano essere gli effetti sulla salute dell'ecosistema.

La presenza delle macroplastiche viene rilevata per via diretta conteggiando e catalogando i rifiuti in plastica, osservati a intervalli regolari lungo la rotta percorsa nell'arco della giornata di campionamento. Le microplastiche sono invece raccolte da una speciale rete. Ai dati sulla distribuzione e diffusione, la quantità e il tipo di plastiche presenti nelle acque del Santuario sono associate le informazioni sulla presenza degli animali che lo abitano. Una prima parte della ricerca mira a confrontare gli hotspot di plastica, le aree dove sono più concentrate, con gli hotspot dei cetacei, così da capire se le aree di maggiore concentrazione della plastiche si sovrappongano con le aree di alimentazione dei grandi predatori marini. I ricercatori vogliono stabilire quale sia l'impatto della plastica su questi animali e, in particolare, stimare quanta plastica finisca negli organismi marini.

Lo studio si concentra su alcune specie definite sentinella, con un ruolo particolare nella catena alimentare e che quindi funzionano da indicatore dell'impatto della plastica. Si tratta di tre specie di cetacei (balenottera comune, capodoglio e stenella striata), le meduse e i pesci lanterna. La balenottera comune, in particolare, è il più grande cetaceo del Mediterraneo e per nutrirsi di krill filtra grandi quantità di acqua attraverso i fanoni, ingerendo accidentalmente anche le plastiche. I pesci lanterna, invece, sono prede di moltissime altre specie, e consentono di avere una visione più completa del potenziale impatto delle microplastiche in mare.

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