Lavoratrici delle mense scolastiche in piazza: "elemosina" sotto il palazzo della Regione

La protesta delle addette alla ristorazione scolastica, dal 24 febbraio senza lavoro per la chiusura delle scuole

Protesta e presidio in piazza De Ferrari delle lavoratrici delle mense scolastiche e universitarie, dal 24 febbraio di fatto senza lavoro dopo la chiusura dell'attività didattica per l'emergenza coronavirus.

A oggi infatti la cassa integrazione non è ancora stata anticipata dalle aziende che hanno in appalto il servizio, tra cui grandi aziende multilocalizzate come Ladisa, Elior, La Cascina e Vivenda: «I ritardi nei pagamenti degli ammortizzatori sociali da parte dell'Inps hanno aggravato ulteriormente questa situazione - spiegano i sindacati - e se, in questi giorni, una parte di loro si è vista retribuire il Fis, la stragrande maggioranza invece sta ancora aspettando il bonifico. In generale tutti i lavoratori versano comunque in uno stato di indigenza gravissimo non più sostenibile».

La maggior parte delle maestranze è costituita da part time involontari, per lo più donne monoreddito, con orari settimanali che difficilmente superano le 15 ore. Al loro sconforto si aggiunge anche la preoccupazione per i mesi a venire in cui, in base al loro contratto, è prevista la sospensione scolastica da metà giugno a metà settembre, con l'incognita ulteriore della mancata ripresa del servizio mensa contemporaneamente alla ripresa dell'attività didattica.

Ormai esasperate dalla situazione, e senza prospettive future, le lavoratrici si sono date appuntamento sotto il palazzo della Regione - tutte con mascherine e rispettando il distanziamento sociale in virtù delle norme anti-contagio - per ricordare la difficile situazione che srtanno vivendo. Tra striscioni e cartelli, alcune lavoratrici si sono sedute sul selciato con un piattino davanti con pochi spiccioli, a simulare un'elemosina: «Come mangiamo quest'estate?».  A metà mattinata è scesa dagli uffici della Regione Liguria l'assessore Ilaria Cavo per un incontro, mentre la Filcams Cgil ha ricevuto convocazione dalla Prefettura per martedì 26 maggio alle 10 per portare le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori.

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«Una lavoratrice a 15 ore settimanali, ha percepito o percepirà circa 270 euro netti di Fis per il mese di marzo - spiegano ancora dalla Filcams - Quindi, considerando che avranno diritto al FIS ancora per il mese di aprile, maggio e metà giugno, una addetta mensa tipo dovrebbe farsi bastare circa mille euro netti per sette mesi (da marzo e fine settembre), sempre che a settembre il servizio possa ripartire».

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