Manifesto anti-aborto, presidio di protesta e lettera aperta a Bucci: «Va rimosso»

In un documento inviato al sindaco, diverse associazioni e gruppi politici cittadini chiedono la rimozione del maxi cartellone affisso in corso Buenos Aires. Lunedì manifestazione davanti al palazzo

«La sensibilità verso l'autodeterminazione delle donne è diffusa e radicata e, la legge 194 è ancora una legge valida, innovativa e va assolutamente difesa da tutti e tutte»: inizia così la lettera aperta che diverse associazioni, tra cui Non Una Di Meno e il Coordinamento Liguria Rainbow, hanno indirizzato al sindaco Bucci per chiedere la rimozione del maxi cartellone contro l’aborto affisso su richiesta di ProVita Onlus in corso Buenos Aires.

Il cartellone, già comparso e poi rimosso a Roma su indicazione della sindaca Virginia Raggi, nei giorni scorsi ha sollevato una bufera di polemiche e proteste, soprattutto alla luce del quarantesimo anniversario della legge 194, quella con cui è stato decriminilazzato e disciplinato il ricorso all’interruzione di gravidanza volontaria.

«Il manifesto non difende il potere generativo delle donne, non difende il desiderio femminile di maternità, ma attacca l’autodeterminazione e offende chi nel corso accidentato della vita ha scelto che quello non era il momento giusto per essere madre - si legge nella lettera firmata anche da Rete di Donne per la Politica, Usciamo dal silenzio, Famiglie Arcobaleno, Leftlab, Co.Ge.De., gruppo consiliare regionale Rete a sinistra, Possibile Genova e Sinistra Italiana Genova - Se il primo cittadino di Genova non riesce a cogliere questo significato, allora offende anche ognuno/a di noi. Un’amministrazione che ha a cuore la sicurezza dovrebbe intervenire per la sicurezza delle donne che intendono avvalersi di una legge dello Stato, perché non sia lo stigma oltre che l’obiezione a riportarle nel buio dell’aborto clandestino».

Sull’argomento, Bucci era stato interpellato e aveva risposto invocando la libertà di pensiero: «C’è la libertà di espressione in Italia, quindi non mi sembra il caso che noi interveniamo su queste cose». Contro il manifesto era invece intervenuto Francesco Lalla, garante per i diritti dell’infanzia della Regione che lo aveva definito «incomprensibile al minore, dannoso nel suo stato di crescita, una sorta di interferenza arbitraria e in questo senso vietata dalla “Convenzione dei diritti dell’infanzia”». 

Posizioni opposte, nel mezzo il cartellone che resta posizionato sul palazzo accanto alla chiesa di Santa Zita, impianto privato gestito da una concessionaria di pubblicità di Milano. Le associazioni hanno intanto organizzato per lunedì 21 maggio alle 18 un presidio di protesta proprio in corso Buenos Aires, sotto al cartellone, per ribadire la richiesta: «Va rimosso». E della questione è molto probabile che se ne discuterà anche nella prossima seduta del consiglio Comunale.

La replica di ProVita: «Ennesimo tentativo di censura»

Anche da parte dell'associazione che ha affisso il manifesto in diverse città italiane, Genova compresa, è arrivata la replica alla recenti polemiche scoppiate nel capoluogo ligure: «Le razioni isteriche si sono già fatte sentire - si legge in una nota diffusa su Facebook - Il Coordinamento Liguria Rainbow, associazione di Lgbt e femministe, l’ha definito "offensivo, colpevolizza le donne che scelgono di seguire ciò che la legge permette". Il Pd, con un comunicato ha chiesto che "sul caso di Genova intervengano il Garante dell’ infanzia, perché questa pubblicità è lesiva nei confronti dei bambini, e il Difensore civico, considerato che immagine e messaggio scelti costituiscono, a nostro giudizio, un attacco alle donne in un ambito personale che richiede invece sensibilità e delicatezza". Le solite accuse assurde. Dobbiamo aspettarci l’ennesima censura a un invito a riflettere sull’importanza di difendere la vita?».

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