Manifesto anti-aborto: centrodestra in difesa, opposizione e associazioni sul piede di guerra

Dopo l'appoggio della Lega, il cartellone incassa l'appoggio di Bucci: «Esiste la libertà di pensiero»

Non si placa la polemica sul maxi cartellone contro l’aborto e la legge 194 apparso nei giorni scorsi in corso Buenos Aires. Dopo le proteste da parte delle associazioni femministe e per i diritti civili della città e quelle del gruppo Pd in Comune e della Camera del Lavoro, in mattinata il sindaco Marco Bucci ha chiarito il suo pensiero in proposito, confermando di non avere intenzione di rimuoverlo: «Mi sembra che ci siano libertà di pensiero e di espressione in Italia, cosa che talvolta a me negano - ha detto il primo cittadino a margine della conferenza stampa sul nuovo Salone Nautico - Non credo che dobbiamo intervenire in queste cose».

Diversi esponenti di centrodestra avevano d'altronde già espresso il loro punto di vista sulla questione: in difesa del manifesto di Pro-Vita aveva parlato Francesca Corso, consigliera comunale della Lega e presidente della Commissione Pari Opportunità, che in una nota ha sottolineato che «il messaggio deve essere ben chiaro: interrompere una gravidanza, significa interrompere una vita. E questo, a mio avviso, non è mai qualcosa di trascurabile»

«Non capisco dove stia l’offesa nell’affiggere un manifesto che oltretutto non dichiara nulla di falso, preso atto dell’evidente messaggio di invito alla riflessione prima di compiere un gesto estremo come quello dell’aborto - prosegue Corso riferendosi alle parole di Pd e Cgil - Non reputo sbagliato che una madre in coscienza propria abbia la possibilità di scegliere e decidere cosa fare della propria vita e di quella del suo bambino, valutando quelle che sono le situazioni e condizioni al momento della gravidanza». Anche Matteo Rosso, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione e presidente della Commissione Sanità, si è schierato in favore del cartellone, con un post condiviso su Facebook in cui la foto del cartellone è corredata dalla scritta «la vita è un valore e deve essere sempre difesa. In tantissimi si sono scatenati contro il manifesto, con una rabbia che mi ha fatto davvero male. Io difenderò sempre la vita».

I consiglieri del Pd, dal canto loro, hanno già annunciato di avere chiesto una convocazione urgente della Commissione per le Pari Opportunità per chiedere spiegazioni sull’affissione del cartellone, che a Roma era già comparso ed era stato fatto togliere dalla sindaca Virginia Raggi dopo una raccolta firme. 

La stessa iniziativa è già partita anche a Genova con una petizione online, mentre sulla questione sono intervenute anche l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e Amica, l’Associazione Medici Italiani Contraccezione e aborto: «Rispettiamo la libertà di pensiero, ma la legge italiana sull'aborto ha rappresentato una riforma irreversibile ratificata dal volere popolare, prova ne è il fatto che in 40 anni nessun governo ha provato a cancellarla e la Corte Costituzionale, che spesso vede arrivare nuovi incidenti di costituzionalità, conferma il dettato senza modifiche - scrivono Anna Pompili, fondatrice di Amica, e Filomena Gallo e Mirella Paraschini, rispettivamente segretario e membro della direzione dell’Associazione Luca Coscioni,Anna Pompili fondatrice di Amica - Bisogna evidenziare che dove l'aborto è attualmente illegale, si verificano 37 interruzioni ogni mille donne, mentre dove è permesso la media è di 34. L'alto numero di obiettori di coscienza crea problemi soprattutto per il modo in cui le strutture sanitarie si organizzano nell'applicazione della Legge. Nell'anniversario dei 40 anni di questa legge ribadiamo che le soluzioni individuate con l'Aied e l’Associazione Medici Italiani Contraccezione e aborto per evitare interruzioni di servizio o ritardi nell'accesso alla 194 sono soluzioni applicabili immediatamente che determinerebbero il pieno rispetto della legge».

Il cartellone, come già anticipato, è stato affisso sul muro laterale di un palazzo che sorge accanto alla chiesa di Santa Zita. Stando a quanto accertato, si tratta di un impianto privato appartenente a una concessionaria di pubblicità che opera su Genova e Milano. 

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