Dipendenza da internet: crescono i casi, a Genova un team specializzato

Carlo Chiorri, professore associato al Disfor, ha indagato tra le abitudini di 600 liceali genovesi per capire cosa accade quando si trascorre troppo tempo online. Al Sert si sviluppano nuovi modelli di trattamento

Calo del rendimento scolastico, cambio radicale dello stile di vita, isolamento e ritiro sociale: sono solo alcuni dei sintomi di quello che a oggi non è classificato come un vero e proprio disturbo psicologico, ma che è però sempre più diffuso e destinato a colpire sempre più persone, soprattutto giovani. E cioè la dipendenza da internet, e le conseguenze che ha sulla vita di chi la sviluppa.

Ad approfondire l’argomento con un focus sulla situazione genovese è stato Carlo Chiorri, psicologo e professore associato di Psicometria del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova, che ha condotto uno studio su 661 studenti all’ultimo anno delle superiori per capire quanta influenza abbia internet nelle loro vite.

Che cos’è la dipendenza da internet

«Chi è affetto da dipendenza da internet usa in maniera eccessiva la rete, che si tratti di chat, social, giochi, con conseguenze sulla vita sociale e sul rendimento lavorativo - spiega Chiorri in un’affollatissima aula del Dipartimento di Scienze della Formazione - Nel caso degli studenti che abbiamo analizzato noi, le conseguenze si ripercuotono sulla carriera scolastica: il ragazzo è talmente assorbito dalle attività che svolge online che non riesce a vivere una vita normale, non frequenta amici, non studia. Se questa compromissione giunge a livelli elevati si inizia a pensare a un problema che va affrontato».

Giovani e dipendenza da internet: i segnali per riconoscerla e i consigli per aiutarli | Video

Come si riconosce la dipendenza da internet

A oggi non è possibile stimare quanto sia effettivamente diffuso il problema e tra quali fasce d’età: il disturbo non è classificato nei manuali diagnostici, ed è difficile effettuare una diagnosi precisa, però ha caratteristiche personali e psicologiche ben precise che, nel caso dei ragazzi, possono essere individuate dall’occhio di un genitore pre allertato.

«I genitori hanno un punto di osservazione solitamente privilegiato - conferma Chiorri - Si accorgono quanto tempo trascorrono al computer, al tablet o allo smartphone: ritiro sociale e calo brusco del rendimento scolastico sono sicuramente alcuni campanelli d’allarme».

Proprio nell’ottica di facilitare la diagnosi e dunque il trattamento, l’Asl 3 genovese si sta specializzando sulla dipendenza da Internet attraverso i Sert territoriali, in cui gli operatori spesso si trovano a gestire situazioni che, pur senza la specifica diagnosi, mostrano tutti i sintomi della dipendenza da internet.

A Genova un team specializzato al Sert: «Tante richieste da genitori preoccupati»

«Io coordino un gruppo di lavoro sulle dipendenze tecnologiche all’interno del Sert genovese - conferma Cristiana Busso, psicologa psicoterapeuta del Sert Distretto 13 Levante - Come Sert non potevamo non raccogliere l’allarme su questo complesso problem a delle dipendenze tecnologiche, e ci stiamo attrezzando nei termini di ricerca, formazione e prevenzione per costruire dei modelli di trattamento pensati sopratutto per i più giovani, anche se capita che la dipendenza colpisca anche persone in età avanzata, magari anziani che sfruttano internet per creare nuovi legami. Sino a oggi sono arrivate soprattutto richieste di aiuto da parte dei genitori, molto allarmarti per il rapporto del figlio con la rete e la tecnologia. Le situazioni che creano più allarme sono quelle che portano al ritiro sociale, il ragazzo abbandona la scuola, si chiude in casa e rinuncia alle attività esterne» 

«In adolescenza è preferibile non fare diagnosi in termini assolute, sopratutto quando si parla della rete e della tecnologia, che fanno parte del quotidiano. Ma vogliamo iniziare a sgombrare il campo dal generalizzazioni o semplificazioni del problema capire quali sono le nuove normalità e quali possono essere rischi e campanelli di allarme di un rapporto non sano con la rete. Il trattamento è a oggi è basato in gran parte sull’ascolto: «Noi cerchiamo di ascoltare i ragazzi, coinvolgendo sempre i genitori - conclude Busso - il loro atteggiamento può essere di ostacolo o essere una risorsa, e il nostro compito è anche capire la distinzione».

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